Presentazione

Cara Lettrice, Caro Lettore, scusaci per la lunghezza di questa storia, ma abbiamo provato a fare una cosa non proprio usuale: raccontare dal vivo, per tutte le 18 settimane della sua durata, il corso «Strumenti Digitali per Artigiani Tecnologici: Learn – Make – Share» organizzato dall’Assessorato ai Giovani e Politiche Giovanili, Creatività e Innovazione del Comune di Napoli con l’Associazione FabLab Napoli alla Casa della Cultura di Pianura, Napoli. Ad avere questo strano pensiero sono stato io, che potevo farmi benissimo i fatti miei, dato che Antonio Grillo, Presidente del FabLab Napoli, mi aveva semplicemente invitato a un incontro con un po’ di aspiranti artigiani digitali di varia umanità, senza neanche dirmi che sarebbero intervenuti l’assessore Alessandra Clemente e tante altre belle persone. Come dite? Antonio l’ha fatto di proposito perché conosce la mia allergia per le iniziative formato «Carosello»? Ma sì, quelle cose di rappresentanza dove tutti dicono «è bello, è bello, è bello» e quasi tutti pensano «ma quando finisce che me ne devo andare»? Confesso che l’ho pensato anche io, però conoscendo Antonio mi sono detto di no e conosciuti i corsisti e la Casa della Cultura ancora di più, che poi magari a un certo punto ci ritorno sul #lavorobenfatto di Alessandra, e anche su quello di Antonio e di Carlo Colella e di Sergio Costigliola, che pure loro sono una bellissima scoperta. Ecco, direi che come presentazione può bastare. A voi chiediamo solo di seguirci, noi ce la metteremo tutta per non farvi annoiare. Promesso.
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Autobiografie

Vincenzo Moretti: Per la prima puntata della nostra web serie ho chiesto alle/ai partecipanti al corso di raccontarsi brevemente e di dare una propria definizione del lavoro ben fatto, perché se non li conoscete almeno un po’ i nostri protagonisti come fate ad affezionarvi alla loro storia?

Dino Russo: Ho 31 anni e vivo orgogliosamente a Napoli. Sin da piccolo ho mostrato attitudini artistiche e creative, che grazie agli studi oggi integro con la tecnologia per ottenere risultati ricercati e accattivanti. Nonostante le possibilità e le pressioni non sono mai riuscito ad abbandonare questa città per mete più floride, sicuramente questo ha influito negativamente sulla mia carriera, ma in compenso credo che questa sia la mia prima risorsa dove attingere carica emotiva. Lavoro nel mondo della grafica e della comunicazione, avrei voluto specializzarmi in un prodotto di nicchia, ma questa città mi ha costretto senza mezzi termini a fare un po il «tuttologo» nel settore. Mi definisco un freelance interattivo, disegnatore grafico, illustratore, creativo moderno, artigiano del sapere visivo, cultore di tante discipline, qualunque siano gli strumenti a mia disposizione, digitali o meno non conta, sempre pronto ad imparare pur di migliorare una mia creazione. Nell’ultimo anno mi sono avvicinato al mondo del design di interni, grazie ad un caro amico che mi ha coinvolto in un progetto per dar vita a moderne lampade di design, che inaspettatamente stanno avendo un successo che ha il sapore della rivalsa. Sono sempre alla ricerca di nuovi prodotti e tecnologie che riescano a migliorare e rendere unica una mia produzione, e così un giorno mi trovo davanti il bando «Artigiani Digitali» del FabLab. Partecipo senza sapere precisamente questo corso dove mi potesse portare, ed ancora oggi lo ignoro, ma le vibrazioni sono positive e sono sempre più convinto che il futuro passi obbligatoriamente dalla stampa 3D e che ampliare le mie conoscenze di strumenti e di materiali significherebbe per me imboccare un’autostrada verso nuove realizzazioni. Un #lavorobenfatto per me significa essere maniacale, curare i minimi particolari, correggere i tanti difetti, limare i dettagli, senza dimenticare che ogni lavoro è una sfida, ed ogni sfida affrontata con passione è l’unica strada per il successo. Quando il mio Mac è spento potete trovarmi di sicuro in riva al mare. Napoli è la mia casa e la mia più grande ispirazione.

Giuseppe Caiazza: Ho 22 anni e vivo a Sarno, in provincia di Salerno, da quasi 10 anni, dopo aver passato tutta la mia infanzia e l’adolescenza a La Spezia, in Liguria. Studio Ingegneria Navale alla Federico II e sono quasi prossimo alla laurea triennale. Nella vita sono un web designer, tutto ciò centra poco o nulla con quello che studio, ma è una passione cominciata come lavoro estivo, quando andavo al primo anno del liceo scientifico, e poi diventato un vero e proprio lavoro. Infatti all’incirca un anno fa io e il mio migliore amico un po’ per gioco e un po’ per scommessa abbiamo creato Wideba, una piccola Web Agency. Tutto questo fino al giorno in cui navigando in Internet mentre sono nella circumvesuviana di ritorno dall’università mi salta all’occhio questo bando pubblico relativo al FabLab di Napoli. Per me è una vera e propria manna, che mi potrà permettere di dare una svolta decisiva alla mia tesi di laurea. Proprio così: una volta diventato ingegnere e finiti gli studi, il mio sogno è quello di poter introdurre queste nuove tecnologie – stampanti 3 D, Arduino, ecc. – nel campo della cantieristica navale. Cos’è per me un buon lavoro? Un lavoro che ti rende orgoglioso e che ti appaghi per l’impegno, per i sacrifici e per il tempo profuso.

Simone Di Costanzo: Ho 29 anni, troppi per uno studente di Ingegneria Meccanica che spera ancora di trovare lavoro e fare carriera. Troppi per avere ancora la forza di passare intere giornate sui libri, a capire nozioni che anche i professori stentano a spiegarti. Così, 2 anni fa, ansie e difficoltà varie mi spingono a dire ufficiosamente addio all’università. Non è un semplice addio, è la sconfitta di una vita. E’ l’addio a ciò che avevo sempre desiderato fare da bambino, quando le pinze giocattolo erano solo oggetti da smontare per capire come funzionavano. Deluso e sconfitto comincio a cercare lavoro. Lo scorso anno, per miracolo o per bravura, vinco un concorso come autista nella ditta pubblica di trasporti di Roma, l’ATAC. «Che culo, mi ripetono gli amici». «Ma che sto facendo, mi ripeto io tutte le volte che mi siedo in vettura e stringo tra le mani quello che in gergo chiamiamo “tarallo”, il volante per le persone normali». Il lavoro mi piace, eppure sento che della mia vita non ne sto facendo un lavoro ben fatto. Così a Maggio decido di lasciar perdere e di tornare sui libri, partendo dall’esame più difficile, quello che mi aveva causato, tra ansie varie, un’interruzione di 5 anni. «L’Italia è piena di ingegneri, figuriamoci di quelli laureati alla soglia dei 30 anni!» ripeteva freneticamente il diavoletto sulla mia spalla destra. «Continua a studiare, poi qualcosa ti inventerai», ribatteva l’angioletto sulla spalla sinistra. L’invenzione, il valore aggiunto, viene fuori a Luglio, quando il Comune, in collaborazione con il FabLab Napoli, indice il bando «Strumenti digitali per artigiani tecnologici». Fossi stato un altro ci avrei visto il classico corso di formazione riservato a raccomandati, quello che una volta retribuivano ma che ora organizzano per far vedere che stanno facendo qualcosa; essendo io ci ho visto una speranza per crearmi un futuro, un’occasione per ricreare me stesso, per tirar fuori dal pozzo quel bambino che smontava i giocattoli. Non ho ancora capito dove porteranno queste 18 settimane di corso ma ho la percezione che siano le fondamenta per creare un lavoro diverso dagli altri, un lavoro che mi proietti in ambiti e settori che magari nemmeno esistono, un lavoro che ti faccia svegliare alle 5 del mattino perché hai finalmente l’idea che ti mancava, senza sentire il peso della stanchezza, insomma un lavoro ben fatto. Che lavoro farò di preciso? Non lo so, ma già comincia a piacermi.

Salvatore Cirillo: Ho 41 anni e ancora non ho smesso di sognare. Se mi ritrovo a scrivere queste righe è perché il Signore volle salvarmi alla nascita dalle grinfie di un strana forma di gastrointerite che non mi permetteva di assimilare neanche l’acqua. I dottori (tanti) mi davano per spacciato, ma i miei occhi alquanto vispi dicevano tutto tranne che me ne sarei andato. Specchio di ciò che ero e non di quello che stavo passando, ecco quello che videro gli altri in me: un bambino che lottava contro tutto e tutti e alla fine sono qui. Sempre a smontare e rimontare di tutto, dai giocattoli più semplici a quelli più elaborati, fatti di piccoli ingranaggi e motorini di avviamento, che spesso collegavo a piccole ventole alimentate da batterie 9v per trarne un po’ di refrigerio. Mio padre voleva diventassi un buon operaio nella sua piccola fabbrichetta di borse (giusto per rendere subito l’idea). Voleva che diventassi ragioniere ma a me piace tutt’ora ragionare fuori dagli schemi. Insomma quella scuola era come un vestito che dovevo per forza indossare. A me non piaceva, materia troppo statica, io un po’ testa matta, un po’ non amavo seguire la massa, a questo punto abbandono. Abbandono in malo modo, dopo essermi scagliato contro il sistema corrotto delle bustarelle e dei “grazie non lo dovevate fare” con il voto degli alunni generosi che lievitava. Sono stato espulso perché indisciplinato o perché troppo insofferente allo schifo che girava in quell’istituto. Bocciato non per questioni legate al non sapere fare, ma soprattutto a non voler scendere a nessun tipo di compromesso. Dopo un po’ entro nel laboratorio di pelletteria di mio padre ma guardavo i miei cugini diventare sempre più bravi con i computer. Allora si lavorava con sistemi del tipo Intel 80486DX2, spettacolari, unici e tanto lenti da poter organizzarsi la serata nel frattempo che si caricasse il sistema operativo. Non volevo dare un dispiacere a mio padre in merito ai progetti che aveva su di me. Ho sempre fatto di tutto per mostrargli la mia vera passione ma ovviamente innamorato del suo lavoro, vedeva in me un futuro imprenditore nel ramo. Una cosa è certa: ho imparato ad usare le mani, manipolare ogni cosa, qualsiasi materiale e farne quello che volevo, modellarlo, tagliarlo, anche cucirlo e rifinirlo a modo mio.
Fra tante peripezie tipo matrimonio, figli, casini vari e problematiche di ogni tipo, ebbi la possibilità di aprire un centro assistenza tutto mio qui a Napoli, ma come tutte le cose belle anche quest’avventura è giunta al termine. In tanti mi dicevano che ero fortunato, che svolgevo il lavoro che avevo sempre desiderato ma forse non sapevano che spesso ho rischiato di passarmela brutta per pochi euro, che magari sarebbero passati domani a pagare e poi niente. Ho lottato per rimanere in piedi ma alla fine sono stato spazzato via dagli eventi, tasse e altre cose da pagare. E’ stata un’avventura che mi ha dato tante soddisfazioni e tanti dispiaceri, ma tanta sana esperienza di strada. Insomma mi ritrovo dopo un po’ a dovermi scontrare con un altra realtà, ossia quello del FabLab.
Mia moglie sempre presente nella mia vita, mi indica questa opportunità, le faccio notare che sicuramente ci saranno una miriade di persone qualificate, laureate e laureandi, persone che magari hanno avuto la possibilità di scegliersi un percorso di vita senza lasciarsi travolgere dagli eventi come me. Ma dai, dicevo a mia moglie, sai quanti raccomandati e posti già assegnati che ci sono. Insomma non credevo in questa cosa, mi piace essere coerente con i miei pensieri. Ma quando mi sono seduto su quella sedia al FABLAb alla domanda: «titolo di studio?» mi sono detto ok, è stato bello, arrivederci.
Non credevo che da li sarei stato scelto a far parte di questo team, probabilmente un motivo c’è e spero assieme al fantastico staff di questo corso di trarne un buon risultato.

Cosimo Saccone: Ho 36 anni, mi occupo di programmazione applicata alla grafica e all’arte e sto scrivendo un piccolo (ma spero completo) motore grafico per videogiochi. Sono anche pittore e scultore. Con questo corso spero di acquisire nuove conoscenze (soprattutto in ambito elettronico) da applicare al settore artistico e non.
Probabilmente la locuzione “lavoro ben fatto” si riferisce ad una qualche categoria ben definita e teorizzata. Onestamente cerco di dire cosa potrebbe significare, per me, “lavoro ben fatto”, senza guardare su internet. Per me, il lavoro ben fatto è innanzitutto un lavoro ben progettato o riprogettato, un lavoro ben documentato e promosso sul piano della pubblicità e soprattutto un lavoro che realizza perfettamente gli scopi economici e non, che i suoi autori avevano previsto (se non anche scopi ulteriori non previsti).

Daniele Rosselli: Ho 32 anni, un diploma in elettronica e telecomunicazioni, laurea in scienze della comunicazione. E il lavoro? Ci arrangiamo! O meglio, cerchiamo di sfruttare doti e attitudini. Mi definirei un maker a 360°. Da circa 8 anni mi occupo di regia, riprese e montaggio video. Ho avuto esperienze dell’ambito della videodanza, con uno spettacolo andato in scena in varie città d’Italia, e della videoarte. Artista visivo, realizzo opere e installazioni luminose a led. Direttore artistico, collaboratore con gallerie, allestitore, Vj, all’occasione barman e tanto altro. 
E il FabLab cosa c’entra? Costruisco oggetti oltre che immagini. La mia forte manualità mi ha spinto anche ad esplorare l’ambito del design ed è questo il motivo che mi ha portato a partecipare al bando. Ho realizzato un tavolo da salotto e vari complementi d’arredo, oltre a costruire dalla A alla Z tutte le mie opere e installazioni. Le possibilità di applicazioni, date dalla stampa 3d, il taglio laser e Arduino, al momento sono poco conosciute e potenzialmente infinite. Creare un oggetto, o parte di esso, che soddisfi esattamente le proprie esigenze credo sia qualcosa di veramente rivoluzionario. Ora sta a noi far funzionare il cervello e interpretare correttamente il mondo nuovo che ci circonda.

Paola Cirino: Ho 38 anni, e la certezza che il bello debba ancora venire.
Da brava secchiona impenitente buona parte della mia vita l’ho passata a studiare, per la laurea in conservazione dei beni culturali, per vari attestati, certificati, diplomi inerenti il mondo della grafica, e nei tempi morti anche per imparare qualche lingua straniera. La voglia di migliorarmi e l’onnipresente curiosità verso le novità tecnologiche mi hanno portato a tentare anche l’esperienza del FabLab, che spero possa aiutarmi a dare vita al mio progetto più recente, che è anche quello in cui credo di più: la creazione di un mio marchio per la realizzazione di gioielli fatti con materiali e tecniche innovativi. Sono testarda e anche se tante volte mi hanno suggerito di andare via da Napoli, o dall’Italia, ho scelto di rimanere perché ho sempre creduto molto nell’energia creativa che si respira qui. Per questo motivo riuscire a raggiungere i miei obiettivi nella mia città e per la mia città sarebbe il non plus ultra.
Un lavoro ben fatto? Quello che alla fine ti lascia qualcosa, un’esperienza, delle soddisfazioni, l’entusiasmo per andare avanti. E perché no, magari persino qualche soldo!

Sarah Liberti: Ho 29 anni e vivo a Pianura da sempre. In passato a chiunque mi chiedesse come mi trovavo in questo quartiere ho sempre risposto «da Pianura è facile scappare (intendendo che ci sono più mezzi pubblici che conducono in diverse parti della città)», quindi è difficile immaginare il mio stupore quando sono venuta a conoscenza che esisteva la tecnologia della stampante 3D e che un centro importante come il Fablab nasceva proprio a Pianura! In breve io sono laureata in Scienze Chimiche e il lavoro in questo campo di certo non si trova a Napoli né al Sud in generale. Eppure da qui non volevo andarmene perché io amo stare qui, attendere per ore il pullman, stare nel traffico, insomma amo anche i difetti di questa città, figuriamoci i pregi! Pertanto quando ho terminato il percorso di studi, che mi ha impegnato un quarto della vita, ho deciso di coltivare quelle che erano le mie passioni e ho partecipato ad un progetto del Comune di Napoli, Vivaio Donna, che dava la possibilità a 70 donne di avviare un’impresa nel campo dell’artigianato e della moda. Sono stata selezionata per la mia idea che consisteva nella realizzazione di una struttura di base, un’ossatura, per un accessorio moda su cui è possibile innestare monili per renderlo altamente personalizzabile, e grazie a degli esperti sono riuscita a mettere meglio a fuoco la mia idea imprenditoriale. Bellissima esperienza che mi ha lasciato due cose molto importanti: aver scoperto l’esistenza di una tecnologia utilissima come la stampa 3D che può aprire mille nuove strade (l’ossatura del gioiello può essere stampata interamente in 3D!): aver incontrato tante donne con talmente tanti pensieri e visioni che è molto difficile starci dietro ma anche immensamente stimolante. Ci tengo a dire che quando ho terminato il percorso di studi avrei potuto armarmi di pazienza, inviare centinaia di curricula in giro per aziende, enti, università e affrontare colloqui vari e alla fine trovare un lavoro, magari completamente diverso da quello che cercavo ma pur sempre un lavoro, sapendo che un lavoro non si può rifiutare. L’avrei fatto, credo bene, perché caratterialmente sono una perfezionista, e mi sarei trovata anche bene perché sono una persona positiva, però non ci avrei messo la passione che sto mettendo nel mio progetto d’impresa: mi sto divertendo! E per me è questa la ricetta del “lavoro ben fatto”, perché è vero che il lavoro nobilita l’uomo ma se si lavora con passione è l’universo che gira perché il sogno/progetto si realizzi alla perfezione.
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Diario

Cosa abbiamo cercato di fare

TUTTO IL FABLAB NAPOLI MINUTO PER MINUTO: 21 Ottobre 2015; 24 Ottobre 2015; 25 Ottobre 2015; 28 Ottobre 2015; 29 Ottobre 2015; 31 Ottobre 2015; 2 Novembre 2015; 4 Novembre 2015; 5 Novembre 2015; 7 Novembre 2015; 11 Novembre 2015; 12 Novembre 2015; 14 Novembre 2015; 18 Novembre 2015; 21 Novembre 2015; 25 Novembre 2015; 28 Novembre 2015; 2 Dicembre 2015; Facciamo il punto; 5 Dicembre 2015; 9 Dicembre 2015; 12 Dicembre 2015; 13 Gennaio 2016; 16 Gennaio 2016; 20 Gennaio 2016; 23 Gennaio 2016; 27 Gennaio 2016; 30 Gennaio 2016; 3 Febbraio 2016; 6 Febbraio 2016; 13 Febbraio 2016; 17 Febbraio 2016; 24 Febbraio 2016; 27 Febbraio 2016; Marzo 2016; Aprile 2016;
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MERCOLEDI 21 OTTOBRE 2015 Torna al Diario
Sergio Costigliola e Carlo Colella: Start. Che cos’è un Fablab? Quali sono i modi di agire e di diffondere le notizie e i progetti che si fanno nel Fablab? Vincenzo dacci un minuto. E intanto pubblica le due foto.
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Cosimo Saccone: Buonasera. Oggi abbiamo discusso su alcuni concetti di fondo: che cos’è un FabLab e come si struttura; il rapporto complesso fra teoria e pratica con tutte le carenze del sistema formativo italiano; l’importanza della condivisione e suoi vantaggi. Abbiamo poi incontrato difficoltà nella divisione dei gruppi e c’è stata una soluzione d’autorità da parte di Antonio Grillo. A seguire la prima riunione dei gruppi e l’avvio di una discussione su progetti e idee. A casa scriverò qualcosa di più dettagliato. Ora scusate ma ho la riunione col mio gruppo. A dopo.

Carlo Colella: I gruppi sono stati creati, ora c’è una discussione tra i vari partecipanti per decidere i progetti da poter portare avanti in queste 18 settimane.
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Salvatore Corselli: Anche se ancora in corso, mi va di scrivere subito due righe su questo primo incontro. Più che due righe mi va di descriverlo con un solo aggettivo: entusiamante. Finalmente so, ne ho la certezza, di non essere il solo a volersi sporcare un po’ le mani per mettere in pratica tutta la teoria che mi intasa la testa. In meno di un’ora sono nate tantissime idee di progetto, tutte validissime e che stimolano tutti a parteciparvi. Personalmente non vedo l’ora di iniziare!!! #ShutUpAndWork

Simone Di Costanzo: Dei quattro gruppi che abbiamo formato uno, il gruppo D, non è ancora ufficiale, perché è composto dagli assenti. Per i progetti ci riserviamo di pubblicarli sabato, dato che sono ancora in corso di valutazione. Più tardi invio la mia sintesi.

Antonio Grillo: Hilights: dopo aver passato in rassegna le competenze dei partecipanti, abbiamo visto cosa è possibile creare in un FabLab e come ne è strutturata la rete. Ci siamo divisi in tre gruppi, per il momento, perché come ha anticipato Simone il quarto è da verificare sabato. I gruppi si sono dati dei temi di progetto, e dopo qualche scrematura sono venute fuori idee sulla qualità della vita e dell’ambiente. Possibili soluzioni ai problemi di tutti i giorni, come l’auto diagnosi di problemi legati alla vista o all’udito in paesi in via di sviluppo. Stay tuned!

Giusy Ragozzini: Io posso dire che oggi mi sono davvero divertita, che è stata stuzzicata la creatività, l’ingegno e la passione di tutti! Sono uscite idee impensabili e, se posso dirla tutta, proprio #checazze da quell’aula! Personale commento di fine giornata: “Buona la prima!”… E chissà come saranno le altre! A sabato

Salvatore Cirillo: Beh! che dire, sono rimasto impressionato dalla stravaganza che è uscita fuori da tutte queste menti brillanti. Devo dire che all’inizio non sapevo proprio da che punto partire, ma poi le idee sono uscite fuori come un fiume in piena, da parte di tutti ovviamente.
Complimenti ancora a tutti, sono rimasto veramente affascinato, soprattutto dal mio gruppo. Grazie a tutto lo staff per la grandissima opportunità che ci sta dando.

Giuseppe Caiazza: Piccoli pensieri mentre sono in viaggio. Posso dire che tutte le energie spese, le corse fatte oggi, il tempo sacrificato sono stati appagati al massimo in questo primo incontro, nel quale non avevo un’idea in mente di un possibile progetto da poter condividere con il gruppo, e poi come per magia, si è riversato come un fiume, tantissime di quelle di idee e possibili progetti, tutto aiutato dal clima che si respira e dai ragazzi. Grazie di tutto e non vedo l’ora che arrivi sabato.

Carlo Colella: Ormai non so più quale post è andato su e quale giù, ma la telecronaca è finita e i preparatori atletici di solito tirano le somme a fine partita. Io sono 3 anni che faccio Fablab insieme ai sempre verdi Antonio e Sergio e devo dire che una serata così ce la siamo tante volte immaginata. Una serata dove tanti ragazzi pieni di voglia di fare, seduti intorno ai tavoli discutessero di progetti, innovazione e soprattutto di soluzioni a partire da problemi tangibili. Ecco, finalmente è successo e sono strafelice di aver vissuto questa serata, di aver conosciuto ragazzi che con forza difendevano le loro idee, anche se partorite solo un’ora prima, perché i progetti scelti sono i loro e li hanno già coinvolti con cuore e mente! È l’inizio di un percorso che ci farà crescere, sorridere, capire ma sopratutto sporcarci le mani! Ci vediamo sabato. #unminuto

Simone Di Costanzo: Non ha senso scrivere altro, tutti vi hanno raccontato tutto, ah no, un attimo! Vi racconto di quando Antonio Grillo si è seduto tra noi e ci esortato a sputare fuori qualche idea per il progetto da realizzare ma noi niente. Poi la fatidica domanda: «possibile che non c’è qualcosa che avete sempre voluto realizzare ma non ne avevate i mezzi e le conoscenze?». Il bambino che smonta le pinze non riesce a trattenersi, mi tira il pantalone e dice “vai, vai, è la volta buona che ci divertiamo!”. Mi faccio coraggio e spiego la mia idea. Sergio e Carlo mi indicano, sorridono. Penso «Ok Simone, anche oggi hai collezionato la tua brutta figura». Invece no, anche a loro piace! Di fronte a me c’è Leonardo che sorride e mi gesticola un ok. Qualche altro ragazzo annuisce. Anche loro seguivano “Robot Wars” in tv, anche loro vorrebbero creare il loro robot da guerra! Naturalmente non sarà il progetto da realizzare per il corso, andrebbe distrutto in pochi minuti. Ma restate sintonizzati, perché ho incontrato abbastanza sguardi felici. Abbastanza per fare cosa? Per organizzare una Robot War nel piazzale antistante il FabLab!!!

Cosimo Saccone: Come promesso invio una sintesi più ragionata – anche per i compagni assenti – della giornata di oggi 21 ottobre. Si è svolto il primo incontro dei partecipanti al corso di formazione “Strumenti digitali per artigiani tecnologici”. Quattro le questioni fondamentali affrontate: 1. Che cos’è un fab lab. Il FabLab è un tipo di laboratorio che nasce inizialmente allo scopo di condividere progetti digitali a livello globale (creare un ambiente condiviso). Quello della condivisione è uno dei valori fondamentali che sono alla base della cultura del FabLab. Condivisione non significa mettere online il proprio progetto per farselo rubare, ma collaborare e scambiare competenze e idee al fine di facilitare e, quindi, velocizzare la realizzazione del proprio progetto. Condividere significa superare più agilmente i problemi di sviluppo e presentarsi più velocemente sul mercato. Ovvio perciò che i vari FabLab nazionali (ma anche internazionali) si conoscano e collaborino fra loro (in gergo si dice “fanno rete”). Il FabLab è una sorta di “garage” che permette di realizzare i propri progetti (eventualmente pagando il materiale utilizzato o portandoselo da casa) senza doversi preoccupare di acquistare spazi, attrezzature e macchinari. 2. Il Learning by doing. Il corso di formazione (se così vogliamo chiamarlo) è caratterizzato dalla metodologia del learning by doing, ossia imparare facendo. Non si tratta quindi del normale corso caratterizzato dalla classica lezione frontale, ma di una modalità di scambio e condivisione reciproca, nella quale ognuno (anche i soci del FabLab) può arricchirsi di nuove competenze ed esperienze. 3. Importanza della pratica. Mentre si parlava degli scopi del fab lab, è sorta la discussione circa lo scarso ruolo riconosciuto alla pratica nel nostro sistema formativo (specie nel mondo accademico). Alcuni ragazzi hanno individuato, nel proprio percorso di studi, l’esigenza di una maggiore connessione fra teoria e pratica. 4. Suddivisione in gruppi. Le difficoltà mostrate dai ragazzi nel decidere un criterio di divisione equo ha costretto Antonio Grillo, responsabile del corso, ad assegnarli d’autorità.

Vincenzo Moretti: Vi ringrazio tutti, sono anche io un compagno assente, per convalescenza, e la vostra diretta mi ha fatto sentire lì con voi. Avevo detto ad Antonio Grillo «Antò, sto a letto, dici ai ragazzi che mi facciano godere, che da queste parti sono giorni complicati» e devo dire che ci siete riusciti alla grande. Certo, si può fare sempre di più e meglio, ma il vostro racconto è bello ed è vero, e la bellezza e la verità sono due grandi porte verso il #lavorobenfatto. Propongo a questo proposito un quinto punto alla eccellente sintesi di Cosimo, un punto che chiedo venga messo in discussione e se condiviso inserito nella metodologia del FabLab Napoli e del vostro corso, per ora lo chiamerei «raccontare facendo» (storymaking?, making stories?, telling doing?, poi vediamo come è meglio) e sempre per ora lo definirei come «il processo che mira a connettere l’attività del pensare con l’attività del fare attraverso il racconto». Pensare non solo nel senso del «cosa» stai facendo e del «come» lo stai facendo ma anche nel senso di «perché« lo stai facendo. Come ha scritto il grande Karl E. Weick, «Le storie aiutano la comprensione, perché integrano quello che si sa di un evento con quello che è ipotizzato […]; suggeriscono un ordine causale tra eventi che in origine sono percepiti come non interconnessi […]; consentono di parlare di cose assenti e di connetterle con cose presenti a vantaggio del significato […]; permettono di ricostruire eventi complessi precedenti […]; possono guidare l’azione prima che siano formulate delle routine e possono arricchire le routine quando sono state formulate […]; consentono di costruire un database dell’esperienza da cui è possibile inferire come vanno le cose.» Ecco, ci tenevo a dirvi che voi ieri avete fatto tutto questo. Spero davvero che il mio punto cinque possa essere accolto e diventare parte della vostra metodologia.

SABATO 24 OTTOBRE 2015 Torna al Diario

Vincenzo Moretti: Ricominciamo da cinque: 1. Che cos’è un FabLab; 2. Learning by doing; 3. Importanza della pratica; 4. Lavoro di gruppo; 5. Storymaking.

Sergio Costigliola: Buongiorno a todos, purtroppo la febbre mi tiene fermo a casa, quindi seguirò la diretta minuto per minuto (mi raccomando Carlo). Buon lavoro a tutti e divertitevi.

Antonio Grillo: Beh, che dire, la giornata è iniziata con grandi pulizie di primavera, anche se siamo in autunno. Ci svegliamo presto e troviamo fuori già il primo faber o aspirante tale. Devo dire che contro ogni previsione, un enorme grazie va a Daniele Rosselli, che le settimane scorse lamentava il fatto che, dovendo lavorare di venerdì notte, non sarebbe mai arrivato puntuale in laboratorio, e invece il primo a marcare la porta d’ingresso è proprio lui!

Salvatore Corselli: Sabato mattina da leoni!! #FabLabNapoli #LearnMakeShare #lavorobenfatto
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Vincenzo Moretti: Qualcuno si faccia vivo porca miseria, non possiamo dire che facciamo la diretta e poi stiamo per due ore senza dare uno straccio di aggiornamento, e che miseria.

Giusy Ragozzini: Excursus generale della storia dei Fablab nel mondo, in Italia ed in Campania con maggiore attenzione alla nascita del “Fablab Napoli”! Dopo Cosimo sarà più dettagliato! Ora pausa caffè … virtualmente lo condividiamo con te Vincenzo !

Vincenzo Moretti: Così non va bene ragazzi, potete fare di più, un di più che è anch’esso una parte del lavoro che dobbiamo fare. Non è possibile che durante questo tempo nessuno abbia avuto una scintilla, una pensata. Anche pensare “ma che me ne importa della storia del FabLab nel mondo io voglio fare delle cose” è un segno, segnala un’impazienza, dice che c’è vita, dopo di che qualcuno vi spiegherà che senza teoria c’è solo pratica di basso livello, ve l’ho raccontato proprio io la prima volta parlando di musica e di chi suona la chitarra senza conoscerla come me e chi invece la suona conoscendo la musica. Però non si può restare muti per due ore.

Salvatore Corselli: Eravamo immersi nel case history del FabLab Napoli. Come nasce, dove nasce e soprattutto perché! Antonio ci ha raccontato tutto l’excursus che lo ha portato a diventare lab manager del FabLab Napoli e quindi anche alle ragioni della nascita di #LearnMakeShare. A mio parere sarebbe fantastico se alla fine da queste settimane alcuni se non tutti si organizzassero per aprire altri spazi come questo. Preparatevi! L’invasione dei Maker sta per iniziare! #FabLabNapoli #ShutUpAndWork

Cosimo Saccone: Regolazione stampa 3d
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Carlo Colella: Vincenzo purtroppo quando si parla di cosa è un FabLab e come siamo nati ci facciamo prendere dal racconto … ora siamo in pausa caffè e quindi scrivo. Come siano nati e come ci sosteniamo è stata la domanda che più ha fatto nascere in noi la voglia di far capire il senso comunitario che ci sta dando la forza di diffondere e far capire lo spirito giusto … #unminuto pausa caffè finita!
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Salvatore Corselli: Al momento si discute di differenze tra FabLab, Tech Shop e Maker Space. Linea allo studio.

Vincenzo Moretti: Qui studio, direi che così va già meglio.

Salvatore Corselli: Qui al FabLab Napoli si continua a discutere. La domanda madre è: «Ma qua dentro, che ci veniamo a fare?» Ci si chiede cosa si può ricavare da questa esperienza da un punto di vista professionale. Alcuni di noi inoltre premono per la diffusione massima della presenza di uno spazio come questo per avere più riscontro da parte delle aziende. Linea allo studio.

Antonio Grillo: I ragazzi si meravigliano che siamo qui per loro e che qualcuno stia proponendo dei nuovi metodi per sviluppare «insieme» nuove idee di prodotto o servizio. Purtroppo non è colpa loro, ma della società che li ha cresciuti, beh in realtà in questa società ci sono cresciuto anch’io, ma mi ritengo più un visionario. Ho fatto vedere loro un documentario sul movimento dei maker, ed ecco perchè siamo stati un po’ più assenti sui commenti live. Mi auguro veramente che tra un po’ inizino a pensare fuori dagli schemi. ps. il documentario è «Maker – The Movie».
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Tornando al punto, che sia Analogico o Digitale, ecco cosa accade quando compri un oggetto artigianale (Foto da Massimo Tognoli ROLAND ACADEMY ITALIA)
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Giuseppe Caiazza
: A mente rilassata vorrei soffermarmi sul come noi futuri maker – si spera – avevamo un idea del tutto distorta e deformata del fine ultimo del maker. Infatti mentre ci raccontavano la loro storia, di come e perché avessero fondato il FabLab e vedevamo che non menzionavano né profitto, né fama, né gloria personale, sgranavo, io in primis e anche il resto del gruppo, gli occhi all’ascolto di queste parole che non si ritrovano ne si sentono più ormai in una società dove ci ha inculcato la sola parola “profitto”. Infatti a un certo punto sono venute fuori delle domande che dimostravano per l’appunto come noi non credessimo che queste persone lo facessero per pura passione. Alla fin fine questa é la vera filosofia del maker: condividere la propria sapienza al servizio di tutti per migliorare, divertirla o che provochi un senso di felicità nelle persone, e non pensare solo al profitto. Perché parliamo seriamente tutti chi più chi meno deve mandare avanti una famiglia, ma non deve essere solo quello. Perciò non ci resta che imparare da queste persone meravigliose quali sono perché questo é lo spirito del FabLab e del vero maker.

Cosimo Saccone: Tuttavia il profitto non va considerato un disvalore. Riuscire ad organizzare un’attività che produce profitto significa anche possibilità di creare posti di lavoro, miglioramento della condizione della vita, sviluppo per tutta la comunità, ecc.

Simone Di Costanzo: Mentre Antonio cercava di farci entrare nell’ottica della prototipazione e condivisione di idee senza fini commerciali, Carlo ci distraeva stampando un fermo per endstop. Il pezzo in questione serve a bloccare un microswitch (quelli ad aletta di alluminio) su profili 20×20, per la #UNA3D, (la stampante che stiamo costruendo al #fablabnapoli). Per come è stato studiato va bene in tutte le direzioni e per tutte le classiche barre di alluminio estruso, si fissa ad incastro senza l’ausilio di viti.

DOMENICA 25 OTTOBRE 2015 Torna al Diario
Vincenzo Moretti: Carlo Colella, uno dei coordinatori del FabLab Napoli, mi chiama su un social network che sono da poco passate le 7:00 p.m. «Vincenzo, ti va di ascoltarmi? Vorrei condividere alcune perplessità, forse dubbi su quello che stiamo facendo.» Naturalmente gli rispondo: «molto volentieri, vai.»
C. C.: «Come sai io cerco di spronare i ragazzi a commentare e tirare fuori le loro impressioni, l’ho fatto anche ieri, sabato, ma avverto come una sensazione di disagio in una parte dei partecipanti. E’ come se si stessero consolidando due gruppi, uno che interagisce, fa domande di continuo, ascolta le risposte; l’altro che vive la possibilità di veder pubblicate le sue sensazioni, considerazioni ecc. come un disagio. Succede così che ci fanno tante domande, dicono che le cose che gli facciamo vedere gli piacciono e però poi viene fuori poco, come se poco o nulla fosse accaduto. Non lo so, forse credevano che tu filtrassi i post e che scrivessi un sunto della giornata, più che tutto il FabLab minuto per minuto una specie di 90° minuto del FabLab, una sintesi realizzata dopo aver seguito tutta la partita in diretta. Non a caso è venuta fuori qualche battuta tipo “no questo non lo scriviamo altrimenti ce lo troviamo scritto su Nòva”. Premetto che ammiro il lavoro che stai facendo, penso che pochi lo saprebbero fare così, ma ti confesso che più di una volta pure io ho pensato “meglio non scrivere altrimenti Vincenzo pubblica”. Ti faccio ancora un altro esempio: Antonio ieri ha proposto di attivare Skype per permettere anche a te di essere presente in diretta ma alcune/i si sono opposti perché non volevano che dal di fuori fosse percepito tutto ciò che accadeva nel FabLab. Secondo me dovremmo modificare un po’ la telecronaca o si modificherà da sola quando i progetti inizieranno a concretizzarsi, non saprei dirti, per ora alcune/i li vedo come spaesati, come se non volessero svelare le loro debolezze. Il mio ruolo nel gruppo è quello di spronarli, di tirare fuori la loro creatività, di far loro sporcare le mani, invece così mi sembra che si chiudano, non so se mi spiego.»
Io: «ti spieghi, e non avere problemi, tra noi non c’è bisogno di convenevoli, andiamo dritto al punto, perché questo che tu sollevi è un punto importante, direi decisivo. Adesso se hai finito, ti dico il mio punto di vista, però non interrompermi, fammi dire e poi alla fine commenti.»
C.C.: «Va bene, vai.»
Io: «Partiamo dal problema, e risolviamolo. Dal prossimo incontro, quello di mercoledì, chi scrive qualcosa sulla pagina del gruppo segreto può aggiungere “privato” prima di pubblicare e io lo lascio lì, non lo pubblico. Semplice, lineare, tranquillo, ognuno può sentirsi a proprio agio, tutti possono stare senza pensiero. 
Detto ciò, è utile che io aggiunga che la versione 90esimo minuto servirebbe in pratica solo a me, alla fine facendo delle sintesi più belle o comunque più lineari mi porto a casa più lettori, faccio meno fatica e ho la possibilità di utilizzare comunque la diretta che abbiamo tenuta segreta per le mie riflessioni e il mio lavoro. 
Fare la diretta serve a me, serve a voi del FabLab Napoli e serve soprattutto a loro, i partecipanti al corso, che all’inizio dovranno fare uno sforzo per imparare a pensare a quello che stanno facendo mentre lo stanno facendo, e a comunicarlo, ma dopo avranno molte più possibilità di mettere su un’attività di successo, dato che come ci siamo detti al tempo di internet più che in ogni altra fase dello sviluppo umano le cose esistono se le comunichiamo, altrimenti ci sono ma è come se non esistessero. Infine c’è il discorso di Richard P. Feynman a cui ho accennato nel corso del primo incontro. Nel corso della sua prolusione in occasione del conferimento del Premio Nobel (Science, n° 153, 12 agosto 1966, pp. 699 – 708) il grande scienziato afferma: «abbiamo l’abitudine, quando scriviamo gli articoli pubblicati sulle riviste scientifiche, di rendere il lavoro quanto più rifinito possibile, di nascondere tutte le tracce, di non prenderla per i vicoli ciechi o di descrivere come la prima idea che si era avuta era sbagliata, e così via, [… cosicché finiamo col perdere di vista …] quello che si é fatto veramente per arrivare a quel lavoro.» La diretta serve esattamente per non perdere di vista quello che si é fatto veramente per arrivare a un determinato risultato, mi spiego quanto è importante quello che stiamo cercando di fare?
Dopo di che rimane il punto iniziale, nel senso che possiamo e dobbiamo trovare il modo affinché chi non vuole rendere pubbliche le sue riflessioni lo possa fare tranquillamente, per me possiamo persino fermarci …»
C.C.: «Nooooo!»
Io: «… aspetta, intendo dire che quello d cui non si può fare a meno è che tu, Antonio, Sergio e io condividiamo questa impostazione, perché altrimenti non ha senso. Ti proporrei di fare così: domani, nel pomeriggio, proviamo a incontrarci tutti e quattro via Skype e ne parliamo. Se come spero conveniamo su come procedere Mercoledì provo a tornare al corso e parliamo anche con i ragazzi, che ne dici?»
C.C. «Va benissimo. A domani. »
Io: «A domani.»

LUNEDI 26 OTTOBRE 2015 Torna al Diario
Vincenzo Moretti: Sono le 4:45 p.m. e il vecchio Murphy colpisce ancora. Niente connessione, niente Skype, susseguirsi di telefonate, accendi e spegni il modem, quando ormai stavo per arrendermi riparte. Sono quasi le 6:00 p.m. quando finalmente Antonio Grillo, Sergio Costigliola e Carlo Colella mi appaiono dall’altro lato dello schermo. Andiamo subito al punto, facilitati dalla discussione del giorno precedente con Carlo. Antonio riassume ancora una volta i termini della questione, conviene sulla necessità di portare avanti «Tutto il FabLab Napoli minuto per minuto» ma non esita ad esprimere dubbi e perplessità, sulla falsariga di quelle già espresse da Carlo, con il quale lui e Sergio si erano evidentemente confrontati, il giorno precedente. Quando tocca a me parlare ribadisco a mia volta le cose dette il giorno precedente, per me non ci sono né possono esserci novità particolari, la strada è quella del confronto con le/i partecipanti al corso, con una ulteriore illustrazione dei vantaggi del metodo che stiamo seguendo, con la piena autonomia e libertà di ciascuno di loro di decidere se, in che misura e in che modo intende partecipare a questa sperimentazione. Ciò che da parte mia è indispensabile è la piena condivisione da parte del gruppo di direzione, loro tre più io, della metodologia e dell’approccio che stiamo seguendo. Chiedo espressamente a Sergio, Carlo e Antonio di dirmi come la pensano su questo punto e le risposte che ricevo sono sicuramente confortanti. Si conviene dunque sulla necessità di parlare ancora con il gruppo e di procedere nella direzione intrapresa. Mercoledì sarà una giornata importante. Dopo la nostra chiacchierata a quattro sono decisamente fiducioso.

MERCOLEDI 28 OTTOBRE 2015 Torna al Diario
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Sergio Costigliola: Eccoci qua, pronti per iniziare. Questo post servirà per descrivere tutto ciò che accadrà all’interno del FabLab durante l’incontro di oggi, chiunque vuole scrivere le proprie sensazioni in qualsiasi momento può farlo con un commento qui. Buon lavoro a tutte/i. Ricordo che oggi ci sarà un incontro online con FabLab Lazio (incontreremo Silvio) e FabLab Contea (con Giacomo).
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Sergio Costigliola: Come sempre in questi casi abbiamo problemi di connessione. Continuiamo a fare prove e a dirci «ti sento malissimo», «ci sei?», «non ti vedo più», «ora si», «ora no». Schermata nera, ricolleghiamo tutto, ancora problemi ma non abbastanza da arrenderci. Chiamiamo via telefono Giacomo (FabLab Contea), e nel frattempo Antonio collega il telefono a delle casse audio. Voilà, connessione riuscita, Giacomo sta parlando con i ragazzi.

Carlo Colella: Partorito il collegamento! Siamo andati di audio con normale telefonata. Le cose semplici sono sempre le migliori. Giacomo da Firenze pone una bella questione, questa: «ma se i ragazzi si formano e però poi non possono continuare a fare le cose imparate anche senza il Fablab, A cosa serve?» Il suggerimento già anticipato da Antonio e poi ripreso da Giacomo è quello di fare un lavoro sul territorio sia con le istituzioni sia, soprattutto, con le botteghe e le aziende che ci sono intorno. #unminuto
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Salvatore Corselli: Tarantelle audio a parte, attraverso il collegamento con FabLab Contea stiamo riscontrando che la community dei FabLab è qualcosa di reale, una realtà in continuo sviluppo e questo rende anche meglio l’idea di sharing knowledge ad un livello più ampio. Si tratta insomma di un social network reale dove si produce qualcosa che ha valore.

Sergio Costigliola: Collegamento portato a termine con idee più chiare riguardo al tema FabLab, suoi scopi e finalità. Nel prossimo step si tratta di definire i gruppi di lavoro insieme ai progetti. #adelante
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Simone Di Costanzo e Antonio Grillo: E’ venuto a trovarci Vincenzo Moretti.

Vincenzo Moretti: Discussioni accese per i vari progetti presentati. A un certo punto sento Antonio Grillo che dice «non mi date soluzioni, datemi problemi». Peggio del signor Wolf in Pulp Fiction.
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Carlo Colella: Altro gruppo, altre idee. Com’è bello discutere di idee innovative!
Adesso tocca a Vincenzo che sta riassumendo la bella discussione che è stata sintetizzata nei post precedenti. Occorreva un chiarimento con i ragazzi per essere sicuri che condividessero il senso di ciò che stiamo cercando di fare con loro. Grazie Vincenzo!
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Sergio Costigliola: E’ sempre un piacere ascoltare Vincenzo. Starei qui per ore ma tra un po’ devo andare! #forzanapolisempre

Simone Di Costanzo: Moretti tiene banco, ci spiega la differenza tra una telecronaca minuto per minuto e una fatta in differita, la differenza tra un «Higuain al 13esimo dribbla l’avversario ma il tiro finisce fuori» e un «riceve la palla, entra in area, tiro, goooolll! Nooo! Fuori! Ma all’anema e chi …»

Vincenzo Moretti: Sono molto contento di come è andata la discussione al FabLab. Sono molto fiducioso sul lavoro che ci aspetta. Comunque anche se finisse domani questa che sto vivendo è un’esperienza bellissima.

GIOVEDI 29 OTTOBRE 2015 Torna al Diario

Vincenzo Moretti : Ieri abbiamo parlato anche delle persone che seguono il lavoro dei partecipanti al FabLab Napoli e in vario modo contribuiscono con idee, suggerimenti, proposte. In particolare ho raccontato di Dunia Pepe, ricercatrice Isfol che ha lavorato e lavora anche sul tema maker, e ho detto che ci ha mandato una bibliografia minima, che metto alla fine perché è l’unico modo per darle un posto fisso in questo nostro cantiere dai lavori perennemente in corso. Adesso vi presento invece Rodolfo Baggio, astrofisico, dirigente d’azienda, prof. alla Bocconi, studioso di reti con un occhio particolare dedicato al turismo, che se volete conoscerlo meglio potete farlo cliccando qui.
Ecco, Rodolfo ha fatto la word cloud del nostro diario, ve la metto qui, che così ci potete pensare, e magari fare domande, o anche fare la word cloud dal vostro punto di vista.
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Vista la nuvola di parole vi chiedo di procedere ancora per un po’ con calma e gesso. Lo so che la prossima puntata di «tutto il FabLab Napoli minuto per minuto» ci sta sabato 31, ma sento il bisogno di tornarci su, di rimettere in ordine i pensieri che al FabLab ci hanno tenuto impegnati in questi ultimi giorni. 
E dato che questa volta non è una diretta ma una differita, provo a fare una sintesi che più sintesi non si può di quello che abbiamo prima discusso e poi deciso di fare.
1. Non ci basta imparare a fare, inventare, creare, organizzare. E non ci basta nemmeno pensare facendo e imparare facendo.
2. Il nostro obiettivo è acquisire l’approccio, l’attitudine, il metodo che di volta in volta – a seconda delle necessità, degli obiettivi e delle circostanze – ci permetterà di fare, pensare, inventare, creare, organizzare quello che ci serve.
3. Il racconto condiviso e partecipato di tutto quello che stiamo facendo – fermo restando il diritto insindacabile del singolo di non partecipare o di partecipare chiedendo di non rendere pubbliche le proprie riflessioni – rappresenta un contributo importante al raggiungimento del nostro obiettivo. Come ho ricordato citando Karl E. Weick, «le storie aiutano la comprensione, perché integrano quello che si sa di un evento con quello che è ipotizzato […]; suggeriscono un ordine causale tra eventi che in origine sono percepiti come non interconnessi […]; consentono di parlare di cose assenti e di connetterle con cose presenti a vantaggio del significato […]; permettono di ricostruire eventi complessi precedenti […]; possono guidare l’azione prima che siano formulate delle routine e possono arricchire le routine quando sono state formulate […]; consentono di costruire un database dell’esperienza da cui è possibile inferire come vanno le cose.»
4. Le ragioni per le quali è importante raccontare senza omettere errori, false piste, discussioni, sviste, ecc. ce le ha fornite invece Richard P. Feynman con un pezzo della sua prolusione in occasione del conferimento del Premio Nobel (Science, n° 153, 12 agosto 1966, pp. 699 – 708): «abbiamo l’abitudine, quando scriviamo gli articoli pubblicati sulle riviste scientifiche, di rendere il lavoro quanto più rifinito possibile, di nascondere tutte le tracce, di non prenderla per i vicoli ciechi o di descrivere come la prima idea che si era avuta era sbagliata, e così via, [… cosicché finiamo col perdere di vista …] quello che si é fatto veramente per arrivare a quel lavoro.»
Noi ci prefiggiamo esattamente di raccontare quello che si è fatto veramente per arrivare a definire il nostro metodo e a fare, pensare, creare, inventare, organizzare le cose.
5. Il metodo che andremo a definire rappresenta l’eredità che intendiamo lasciare ai maker che verranno. Un’eredità aperta, come nella filosofia dei FabLab, pronta cioè a essere in ogni momento migliorata, implementata, arricchita da tutti coloro che lo vorranno, senza alcuna condizione, tranne quella di mantenere traccia delle versioni precedenti e di condividere a propria volta in maniera aperta tali miglioramenti, implementazioni, arricchimenti. Punto.

SABATO 31 OTTOBRE 2015 Torna al Diario

Sergio Costigliola: Fuori piove, dentro splendono idee! Qui è il Fablab Napoli e tra un po’ inizia un nuovo incontro. Buon lavoro a tutte le streghe e le teste di Zucca.
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Carlo Colella: Calcio di inizio e postazioni occupate. Oggi 2D e 3D tanto tanto da dire e ragazzi caricatissimi, tutti attenti e concentrati a seguire la lezione. Silenzio assoluto, argomento ostico, ma si vede che sono interessati. Argomentare di cose che poi si possono costruire attira sempre molto. Base di disegno in 2d ma Antonio sa tenere assieme i diversi argomenti, e soprattutto riesce a farlo senza utilizzare solo termini in “graficese”. #unminuto

Salvatore Corselli: Lezioni di matematica e geometria cartesiana per capire come utilizzare le macchine. Ecco i rari momenti in cui ringrazio di essermi diplomato allo scientifico! XD #acheservelamatematicanellavita

Sergio Costigliola: Iniziamo a utilizzare Rhinoceros, software di modellazione 3D, anche se Antonio ci sorprende dicendo che modelleremo in 2D. Un passo alla volta per arrivare a creare modelli 3D da paura. #unminuto #halloween
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Vincenzo Moretti: Sergio, non vale. Questa la voglio anche io.

Dino Russo: Halloween al FabLab Napoli
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Sergio Costigliola: Notate anche voi una strana presenza al Fablab? Eh sì, è venuto a trovarci Rosario Buonfiglio un Cad/Cam Designer nonché membro del nostro direttivo. Con lui discutiamo dell’applicazione dei vari software di modellazione 3D nel campo lavorativo.
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Simone Di Costanzo: Ciak, si gira! Finalmente si passa all’azione! Cominciavo a chiedermi per quanto altro tempo avremmo dovuto parlare con le mani in tasca. Ma abbiamo un “brutto” vizio, siamo troppo curiosi e facciamo troppe domande. Al punto che Antonio non riesce mai a completare un pensiero senza essere interrotto. Tradotto in napoletano: non lo facciamo mai azzeccare una scopa!

Carlo Colella: Abbiamo finito da un po’, solo che dopo che sono andati via i ragazzi ci siamo dovuti dedicare anche un poco al Fablab, della serie riordino, pulizie, ma soprattutto un poco di sano accanimento su qualche progetto impossibile nostro, per poter scaricare la tensione e rilassarci. Noi maker siamo fatti così, il fare ci rilassa! #unminuto

LUNEDI 2 NOVEMBRE 2015 Torna al Diario
Cosimo Saccone: Ciao a tutti. Sabato scorso abbiamo iniziato ad affrontare argomenti più tecnici attinenti ai meccanismi di funzionamento delle macchine a controllo numerico. Le macchine possono essere, come sappiamo, additive o sottrattive. Le prime funzionano aggiungendo materiale (come le stampanti 3d), le seconde invece tolgono materiale (come le fresatrici). Entrambe le tipologie di macchine lavorano seguendo i così detti “percorsi macchina”: percorsi definiti dal programmatore attraverso coordinate 2d o 3d. Esistono ovviamente software con i quali è possibile elaborare in modo grafico i percorsi macchina. Attraverso tali software il disegno realizzato viene convertito in coordinate o, meglio ancora, in g-code (che è il linguaggio che la macchina comprende).
Le macchine possono lavorare su 2 o 3 assi (a volte anche più). Le macchine di taglio/incisione lavorano essenzialmente su due dimensioni (xy) e la dimensione z determina la profondità dell’incisione. Le stampanti 3d invece lavorano su 3 dimensioni (xyz). Arrivati a questo punto, si è fatto qualche accenno alle coordinate cartesiane (in 2d) e al loro funzionamento. Successivamente si è introdotta la distinzione tra coordinate assolute e coordinate relative (o coordinate utente). Le prime sono scritte in valore assoluto, le seconde invece sono scritte come variazione rispetto al punto precedentemente inserito.
Un altro concetto importante introdotto è la distinzione tra grafica raster e vettoriale. Si tratta di due sistemi di descrizione dell’immagine. Nella grafica raster, l’immagine è descritta come insieme di pixel (punti colorati allineati in una griglia). Più la griglia è fitta e i pixel piccoli, più l’immagine è definita. La grafica vettoriale è invece basata su vettori e si applica soprattutto per la sua estrema precisione in ambito geometrico. Ad esempio il cerchio. In grafica raster il cerchio è descritto come un insieme di pixel (individuati per posizione e colore) in una griglia più o meno fitta, mentre in vettoriale è definito come insieme dei punti equidistanti dal centro (la grafica vettoriale punta quindi ad un approccio descrittivo di tipo scientifico e geometrico). In 3d le cose si fanno un po’ più complesse perché i solidi vanno costruiti come insiemi di triangoli (o di quadrati). Il che pone problemi per la realizzazione delle superfici curve che richiedono un gran quantitativo di triangoli. Infatti più triangoli ci sono più la superficie curva risulterà morbida (vedere immagine contenuta nei commenti). Per le superfici piane invece è sufficiente il numero minimo di triangoli (es.: per realizzare un cubo bastano 12 triangoli: 2 triangoli per ogni faccia). Dopo queste premesse siamo passati ad aprire il software Rhinoceros. Abbiamo iniziato a creare punti dalla riga di comando (importantissima in Rhinoceros), definendone le coordinate assolute o relative (con valori interi e decimali, positivi e negativi). Sulla sinistra abbiamo il pannello degli strumenti. Alcuni strumenti hanno un triangolino in un angolo che permette di aprire un sotto-menu con delle varianti dello strumento. In basso a destra troviamo una serie di bottoni, tra cui lo snap (calamita) che permette di far aderire in modo preciso gli elementi alla griglia. Abbiamo poi visto i diversi modi di selezione degli elementi: la selezione di oggetti singoli e la selezione rettangolare con differenti effetti da destra verso sinistra (linea tratteggiata) e da sinistra verso destra (linea continua). Nella figura si può vedere come aumentando i triangoli si migliora la definizione di una superficie curva (in questo caso una sfera). Ma si può fare molto di più.
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MERCOLEDI 4 NOVEMBRE 2015 Torna al Diario
Sergio Costigliola: Eccoci, come potete vedere dalla foto il Fablab l’abbiamo messo a lucido. Dopo una lunga giornata piena di creazioni, siamo pronti per questo nuovo incontro. Invito tutti a commentare questo post per descrivere tutto ciò che accadrà oggi, buon lavoro a tutte/i.
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Simone Di Costanzo: Nella foto si vede il fermo per endstop di cui parlavamo nelle puntate precedenti e che avevamo spiegato con termini tecnici. In parole povere il pezzo in questione si va ad incastrare nella barra di alluminio (che delimita un lato della stampante) e serve a sorreggere l’endstop, ovvero un “sensore” che avvisa al cervello della stampante di essere arrivato a fine corsa.
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Antonio Grillo: Quasi pronti per iniziare. Inizierò dall’ultimo commento della settimana scorsa di Cosimo Saccone. Per correggere dei concetti sulla modellazione e la successiva fabbricazione. Partiamo dalle mesh e dal loro utilizzo in stampa e fresatura.

Sergio Costigliola: Antonio #unminuto, aspettiamo che arrivino tutti. Ecco, adesso la lezione è iniziata, peccato per i non presenti, Antonio sta dicendo che oggi partiamo dalle basi di modellazione 3D. Un bel momento è quando Antonio dice «io cerco di insegnarvi il mio mestiere, sarò felice se dopo chiunque di voi potrà farlo, perché devo essere l’unico?». A me tutto questo ha ricordato la sindrome di Stradivari su #lavorobenfatto.

Cosimo Saccone: Come avevo immaginato la sintesi della volta scorsa conteneva delle inesattezze. La cosa secondo me non è del tutto negativa ed è utile sia per tutti noi che impariamo, sia per Antonio che ci spiega. Anticipo l’argomento (di cui parlerò un po’ più diffusamente nella sintesi che farò il prima possibile). Avevo scritto che nella stampa 3d si modella con la triangolazione. La mia affermazione non è del tutto corretta perché si può modellare con la triangolazione (modellazione poligonale), ma non è la tecnica più precisa per il designer. I software di design più idonei (come Rinocheros) sono modellatori di superfici (e non poligonali).

Vincenzo Moretti: Grandi Antonio e Cosimo. Antonio perché ha aspettato che si riunisse il FabLab per discutere e spiegare gli errori. Il perché lo spiega Cosimo quando sottolinea che così ha permesso a tutti di ritornarci su, di rifletterci, di non dare per scontate le cose. Aggiungo che per me questo rappresenta uno straordinario esempio di quanto sia importante dare conto anche degli errori, degli aggiustamenti, dei cambi di rotta, perché se questa sintesi l’avessimo fatta tutta nella fase di scrittura del report finale avremmo dato conto solo della parte corretta del lavoro fatto e così avremmo di fatto falsificato il resoconto del nostro lavoro presentandolo come un percorso lineare e senza intoppi, cosa che in realtà non accade mai, come ricorda Feynman nel discorso per il conferimento del Nobel.

Sergio Costigliola: Un attimo di interruzione, a sorpresa entra l’assessore Alessandra Clemente, è passata per un piccolo saluto al gruppo, contenta e soddisfatta prosegue la sua visita alla Casa della Cultura, però noi nel frattempo ci siamo un po’ persi, ma solo come maker, perché come cittadini è stato bello discutere di Napoli e del fatto che la nostra città deve essere sempre più soggetto e non oggetto del proprio cambiamento! #forzanapoli. Riprende la lezione! Tutti concentrati, finalmente si inizia a capire qualcosa, ricordiamo che la lezione di oggi verte sulle nozioni base di Rhinoceros, software di modellazione 3D.
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Salvatore Corselli: Taglia, Seleziona oggetto di taglio, oggetto tagliato, suddividi, spezza, unisci, esplodi, punti, linee, comando, non mi esce, aspetta mi sono perso, ricomincia, Aiuto!!! Esclamazioni a caldo prendendo confidenza nel disegnare ed editare curve su Rhinoceros.

Sergio Costigliola: Si passa al primo esercizio, realizzare una stella non è mai stato così difficile.

Antonio Grillo: Grande Sergio. Sante parole. L’esercizio non è dei più facili, anche perché possono usare solo i comandi imparati sino ad ora. Si tratta di costruire una linea o una polilinea, un arco, un cerchio o un poligono regolare. La sfida è disegnare una stella regolare di una data altezza. Ce la faranno i nostri eroi? Credo di si, anche perché tra loro iniziano a condividere possibili soluzioni. La forza del gruppo.
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GIOVEDI 5 NOVEMBRE 2015 Torna al Diario
Vincenzo Moretti: Aspettate, lo so che oggi «Tutto il FabLab Napoli minuto per minuto» non doveva esserci, non ve la prendete con me, la colpa è di Antonio Grillo che si è svegliato stamattina e ha postato questo sulla pagina del nostro gruppo: «A che stiamo con la stella? Adelante, andiamo, let’s go. Ce la fate a darmi soluzioni per oggi?». Ecco, leggete che è successo, cosa sta succedendo, dopo.

Antonio Grillo: Il primo che trova una soluzione entro 5 ore, riceve come premio il tempo rimasto per stampare in 3D quello che vuole. Quindi se uno di voi mi da la soluzione tra 1 ora, vince 4 ore di stampa. E non sono poche.

Simone Di Costanzo: Così però si sovraccaricano i motori di ricerca.

Giuseppe Caiazza: Antonio, io ho trovato la soluzione.

Antonio Grillo: Vai Giuseppe, dicci tutto.

Luca Di Costanzo: Io credo che conoscendo solo l’altezza e usando solo quei comandi che conosciamo non si può disegnare per costruzione.

Antonio Grillo: Si può solo per costruzione!

Giuseppe Caiazza: Allora costruisco un triangolo isoscele di altezza 100 mm e un base di 50. Poi so che per 3 punti passa una e una sola circonferenza che coincidono con i 3 vertici del triangolo. Dopo fatto questo costruisco un pentagono con lato dato che coincide con la base del triangolo.. Una volta finito ho un pentagono che non altro che una stella con angolazione dei lati deformata.

Luca Di Costanzo: Ma la base di 50 come l’hai scelta?

Antonio Grillo: Bravo Luca Di Costanzo. Giuseppe hai toppato! ritenta, sarai più fortunato!
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Luca Di Costanzo: Io ieri quando ho intuito che con un solo dato stavo perdendo tempo ho usato il comando scala. Non l’ho costruita da zero, ma ho acquisito un comando in più.

Cosimo Saccone: Io l’ho fatta con Processing. Appena sono libero scrivo un piccolo tutorial.

Antonio Grillo: Allora facciamo così, il consiglio è sempre quello di cercare sulla rete, ma cosa? Partite da questo, il pentagono su wikipedia. Su internet non troverete mai e poi mai la risposta alla domanda che vi ho posto, ma troverete solo risposte alle vostre domande. Tutto sta nel porle nella maniera giusta. Ricordate il Dr. Know in Intelligenza Artificiale?

Ragazzi, vi siete giocati le prime due ore di stampa. Vi serve un aiutino?

Cosimo Saccone
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Antonio Grillo: Ok, sai che mi piace, e sotto sotto sai che non è proprio la soluzione che chiedevo. immagina di tornare al medioevo, non avevi un CAD e non avevi Processing per scrivere un algoritmo (anche se non è completo perché non hai eliminato il pentagono interno). Che cosa facevi munito solo di una riga e di un compasso? A parte tutti gli scherzi. Il problema che vi ho dato è un problema che non trovate in rete, perché è un problema che nessuno si è mai posto. Se aprite il link di wikipedia di prima trovate varie costruzioni che ci hanno tramandato Euclide, Tolomeo e Carlyl. Io non vi ho chiesto di trovarne una nuova, ma di partire dall’innegabile passato, integrare altre conoscenze di base e costruire una stella con altezza 100mm. Si può fare? La risposta è … rimangono due ore e mezza, iniziano a diventare un po’ pochine per stampare qualcosa di decente in 3D!

Cosimo Saccone: Eh eh lo sapevo che non era quello che volevi.

Giuseppe Caiazza: Io forse ho trovato una soluzione in matematichese. Allora pensiamo che l’altezza del nostro triangolo non che della nostra stella debba essere 100, questo non è altro che la somma dell’apotema (cioè la distanza dal centro della circonferenza circoscritta al punto medio di ogni lato) e del raggio di circonferenza in cui è inscritta la stella o per iniziare il pentagono. Queste due circonferenze hanno il centro in comune in quanto si riferiscono alla stessa figura. Dopo di che ho scritto una breve equazione tale che: r+a=100 e utilizzando la tabella di wikipedia ho sostituito l’apotema a=r(1+rad(5))/4 e facendo un paio di calcoli ho scoperto che il raggio della nostra circonferenza circoscritta è di 55.72.. poi facendo altri calcoli ho calcolato anche il lato del pentagono che deve essere di 180 mm .. poi da qui usando la costruzione del pentagono dato un lato mi è venuto fuori almeno spero una stella regolare di altezza 100. Antonio va bene?

Antonio Grillo: Vedi che non è di 100mm!

Giuseppe Caiazza: In che senso?

Antonio Grillo: Per un lato di 180 significa che (apotema+r) la nostra altezza, sono circa 276.99 (e credimi questo “circa” non lo risolverai mai matematicamente), senza contare che 276.99 è diverso da 100, no? Ragiona su quello che hai scritto: il lato del pentagono non sarà mai maggiore di apotema+raggio.

Giuseppe Caiazza: Si, giusto.

Antonio Grillo: Tenete sempre avanti questa figura tenendo presente che l’unica misura che avete è AF = 100mm.
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Simone Di Costanzo: Disegno un triangolo di altezza 100; disegno una circonferenza passante per questi 3 vertici. Sulla base di questa circonferenza e punti di intersezione faccio una costruzione “inversa” del pentagono. È sbagliato come inizio?

Antonio Grillo: Ma il triangolo una base ce l’ha e se si quale? E soprattutto perché? Vi sono rimaste due ore!

Giuseppe Caiazza: Allora la base del triangolo è di 65,46? Perché prima ho sbagliato a fare dei calcoli e mi sono dimenticato una cosa.

Simone Di Costanzo: La base sarà 57.73 perchè il triangolo OCD è equilatero con altezza 50

Antonio Grillo: No, Giuseppe Caiazza come ho detto non si riesce a risolvere matematicamente.

Giuseppe Caiazza : Ok. Però dal disegno che hai postato mi manca sempre un pezzo per andare avanti.

Antonio Grillo: No per Simone Di Costanzo perchè crede che l’altezza del triangolo OCD sia 50, e non lo è. Simone, se l’altezza del triangolo OCD è l’apotema e se l’altezza AF è l’unico dato che abbiamo = 100, l’apotema scordati che sia AF/2, quindi 50. Ti trovi? AO+OF=100. AO è diverso da OF. Giuseppe Caiazza che pezzo ti manca?

Giuseppe Caiazza: Forse ho fatto. Posto l’immagine. No scusate, ho scritto una cavolata, ho sbagliato a vedere.

Dino Russo: Ragazzi.

Antonio Grillo: Ciao Dino.

Salvatore Cirillo: A me manca proprio il tempo da stamattina. Sto fuori Napoli e ancora non ho avuto modo di dedicarmi alla “stella”. Comunque sta cosa è troppo bella e stimolante. Guido e penso alla stella.

Antonio Grillo: Guida e pensa alla strada, altrimenti vedi le stelle!

Cosimo Saccone: The best comment!

Salvatore Cirillo: Ci stavo pensando anche io. A dopo.

Dino Russo: A me viene sempre 100,02 mm.

Antonio Grillo: Dino non fare il furbo, tanto non voglio il risultato finale, che tra parentesi è sbagliato, perché 100 è diverso da 100.02. Mi serve capire come sei arrivato al tuo risultato. Jamm’ bell!

Dino Russo: Ho disegnato un quadrato altezza 100, all’interno ho disegnato il poligono con lo strumento “poligono bordo”, tenendo premuto shift per allineare base su base, e facendo toccare la punta alta del poligono con il lato alto del quadrato, e poi ho unito i punti sugli angoli del poligono.

Simone Di Costanzo: AO+OF=100; AO=53,59; OF=46,41. Ora è giusto?

Antonio Grillo : Non è giusto.

Simone Di Costanzo: L’idea sarebbe questa ma c’è qualcosa che non va.
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Antonio Grillo: Simone, vedi la risposta che ho dato a Dino Russo. Ok Dino Russo, quando fai allineare base del quadrato e base del pentagono lo fai ad occhio, perché in realtà non sai quando toccherà il vertice della diagonale ad altezza 100, e se vuoi te lo spiego meglio. Il lato e la diagonale del pentagono regolare stanno fra loro come il rapporto aureo. Tale rapporto è incommensurabile, ovvero il rapporto fra dette lunghezze non può essere espresso da un numero razionale. Ti basta?

Dino Russo: Scusa ma io uso gli snap, gli osnap e gli obbit per farli allineare ad effetto calamita.
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Antonio Grillo: Dino se l’altezza è diversa da 100 allora non usi il metodo giusto! Puoi usare anche la magia, ma non serve!

Cosimo Saccone: Ma neanche per via trigonometrica possiamo fare ?

Antonio Grillo: Stiamo nel medioevo! Abbiamo una riga e uno spago. Se conosci la trigonometria va bene, ma la devi applicare!

Cosimo Saccone: Il goniometro non esisteva ?

Antonio Grillo: Penso di no e se esisteva allora andiamo prima della creazione del goniometro!

Simone Di Costanzo: Quindi niente formule per calcolare il lato di base del triangolo?

Salvatore Cirillo: Sto cercando di immaginarmela. Sto in parcheggio e sbareo.
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Simone Di Costanzo: Salvatore con il nostro assistente alla guida non avrai più questi problemi! Potrai disegnare anche alla guida!

Antonio Grillo: Si il vostro assistente può essere solo Sangennarino, “un po’ Santo un po’ Arduino”

Salvatore Cirillo: Ma serio.

Antonio Grillo: Vi restano 2 Ore!

Salvatore Cirillo: Vabbe’ ma se sei così asfissiante con il tempo mi viene l’ansia.

Simone Di Costanzo: Se non vado errato ieri hai detto che rhino non è un software parametrico. Altrimenti, se esistesse una funzione particolare, si potrebbe disegnare la stella inscritta nel pentagono e modificare tutto a fine disegno assegnando l’altezza. Ma è tutto troppo facile per essere vero.

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Beh in realtà non serve un software parametrico per scalare ad altezza 100. Basta il comando scala 2D, ma non lo abbiamo ancora visto e quindi non lo possiamo usare.

Cosimo Saccone: Non possiamo usare neanche un decagono? Comunque un metodo di costruzione puramente geometrico credo di averlo trovato. Basta usare solo spago e riga.

Antonio Grillo: Spiegaci tutto! Comunque se vuoi si.

Cosimo Saccone: Costruiamo un decagono regolare di dimensione a piacere (dico sinceramente che la costruzione non la ricordo, ma si realizza facilmente con riga e spago). Una volta creato un decagono ho un centro e due vertici adiacenti che mi permettono di creare un triangolo con il vertice di 36 gradi (proprio quello della stella). A questo punto dal centro tiro una mediana di 100 mm e la linea orizzontale che interseca i lati uguali del triangolo. Ho così individuato 3 di quelli che saranno i 5 vertici del pentagono (nel quale è inserita la mia stella). E soprattutto ho trovato il lato del pentagono (appunto la base che ho creato). Scusate avrei dovuto mettere delle lettere. Con il compasso di dimensioni del lato trovato (cioè la mia base del triangolo) mi faccio 3 cerchi sui 3 vertici. L’intersezione dei dei 3 cerchi mi consente di individuare gli altri due vertici che mi mancavano. A questo punto ho i miei 5 vertici del pentagono (che non mi serve disegnare ovviamente). Congiungendo ciascun vertice con i due vertici opposti ottengo la classica stella. Basta togliere le intersezioni e il lavoro è fatto.

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Antonio Grillo: Va benissimo! La mia soluzione è diversa dalla tua, ma complimenti! Poi ci confrontiamo. Io applico il concetto di similitudine geometrica, ma ti ripeto veramente bravo. Non era facile.

Giuseppe Caiazza: Sappiate che da oggi ho ufficialmente cominciato ad odiare le stelle, e questo è colpa tua Antonio Grillo XD

Antonio Grillo: Cosimo Saccone ha vinto 14 minuti di stampa 3D, avendo risposto alle 13:46.

Cosimo Saccone: Evvai.

Antonio Grillo: Bravo!

Cosimo Saccone: Grazie.

Dino Russo: Spero che la soluzione del direttore sia più semplice perchè così non ci sarei arrivato neanche in collaborazione con Archimede.

Simone Di Costanzo: Uà Cosimo parli coi morti!!! Complimenti.

Giuseppe Caiazza: Grande Cosimo.

Antonio Grillo: Cosimo Saccone mi aspetto un tutorial! Questa è la mia soluzione – Similitudine Geometrica (il primo e l’ultimo pentagono sono disegnati ad occhio, ma rispettivamente uno più piccolo di 100 e uno più grande) il resto vien da se! Se vi state chiedendo cosa sono quei due punti nei pentagoni: il più alto è il medio dell’altezza e il secondo è il centro del raggio della circonferenza circoscritta al pentagono.
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Vincenzo Moretti: Caro Antonio, non essere così tiranno con il tempo. Per il modo in cui hanno partecipato dovresti dare delle ore a tutti i maker della sessione odierna, peraltro aggiuntiva. Dato che questo non si può fare propongo che almeno dai le 5 ore a Cosimo che poi magari ci pensa lui a coinvolgere in qualche modo gli altri. Così la penso io, ma com’è giusto che sia la decisione resta a te. Grazie a tutti voi per quello che ci avete regalato.

Antonio Grillo: Va bene Vincenzo, vada per le 5 ore, penso anche io che Cosimo si sia meritato le 5 ore di stampa, se vuole da condividere con chi come lui si è impegnato nel progetto Stella!

Cosimo Saccone: Certo che condivido. E aggiungo anche che se volete vedere la versione animata della soluzione del problema potete farlo qui.

SABATO 7 NOVEMBRE 2015 Torna al Diario
Vincenzo Moretti: Cosa accadrà oggi al FabLab Napoli? Per saperlo basta seguirci. E magari leggere cosa è accaduto nelle puntate precedenti. Per adesso vi lascio con la scritta che abbiamo stampato ieri perché questo corso è sicuramente un #lavorobenfatto (abbiamo è un disperato tentativo di autocoinvolgimento, in realtà hanno fatto tutto Antonio Grillo e Sergio Costigliola). Buona partecipazione.
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Carlo Colella: Oggi approfondiamo alcuni concetti di stampa 3D.

Sergio Costigliola: Ci sono giorni che nascono storti e finiscono peggio e questo non è uno di quelli perché noi siamo come Vincenzo quando risponde al cellulare: Pronti! Cause di forza maggiore ci hanno consigliato il cambio di programma anticipato da Carlo che ci spiega che cos’è una stampante 3D, quali sono i metodi di stampa più diffusi, i materiali che possono essere utilizzati e i software necessari. Anche l’argomento di oggi è di quelli che suscitano molto interesse: come lavora una stampante 3D? E come riesce a realizzare gli oggetti? Le domande non tardano ad arrivare, mi viene da dire che c’è davvero un bel coinvolgimento e un bel futuro per l’artigianato digitale.
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Simone Di Costanzo: Momento di eccitazione per gli appassionati di meccanica: Carlo ci mostra un cuscinetto Igus con sfere di vetro. Non necessitano di lubrificazione e hanno una differenza abissale con i cuscinetti in metallo: una volta fatti girare non si fermano mai!
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Paola Cestino: Nelle foto, gli highlights della giornata secondo me: 1. Un set di cuscinetti made in Germany, più invitante di una scatola di cioccolatini; diciamocelo, è piaciuto a tutti. 2. Un progetto di una stampante che, anche se è ancora work in progress, promette di essere molto pariante, per usare un termine tecnico (al primo posto anche se l’ho citato per secondo). 3. Il box delle meraviglie, una scatola contenente un sacco di filamenti diversi, della quale purtroppo mi manca la foto.
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MERCOLEDI 11 NOVEMBRE 2015 Torna al Diario
Vincenzo Moretti: Giornata decisamente particolare quella di oggi al FabLab. Per la verità tutto è cominciato ieri sera quando Simone Di Costanzo ha postato una notizia solo apparentemente innocua: «Stop alla circolazione delle auto dalle 15.00 alle 20.00». Puntuale, intorno alle 9.00 di stamane, il post del mitico Antonio Grillo: «A causa dello stop alla circolazione oggi la classica lezione è sospesa. Comunque noi docenti ci siamo e per chi volesse o avesse modo di arrivare si fa comunque laboratorio. Sarà una informale mezza giornata di progettazione e di confronto. Ci si vede Sabato per la ripresa ufficiale». Da qui una serie di post più o meno ironici, dispiaciuti, affranti, che sintetizzo volentieri con la foto postata da Dino Russo:
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Sarà ancora Simone a lanciare il grido di dolore avvertendo che Antonio, riprendendo – probabilmente per vendicarsi – un tema speculativo che il giorno prima non aveva avuto alcun successo, sta tentando di trasformare il corso per artigiani digitali in un corso per filosofi. La domanda è – continua disperato : «ma l’idea che genera un oggetto è analogica o digitale?», dopo di che conclude con un eloquente «Salvatemi!»
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A partire da qui me li sono persi completamente (avranno pensato che visto che l’incontro era informale io non esistevo) e mi sono riapparsi circa tre ore dopo – sempre attraverso Simone – cosi: «Antonio è finalmente riemerso dalle sue pippe … ops, scusate, dai suoi discorsi filosofici, e ci ha fatto sporcare le mani chiedendoci di realizzare un proiettore olografico per smartphone. Una seconda richiesta è stata quella di proiettare un video che ritraesse uno del gruppo.» Il problema lo sapete qual è? Che nonostante le pippe filosofiche, l’informalità e tutto il resto ce l’hanno fatta, come potete vedere dai video.


Cosa aggiungere ancora? Si, certo, che Salvatore Corselli ha un certo punto ha pubblicato i disegni che vedete nella foto con questo commento: «Eccovi i disegni di studio del nostro micro-proiettore. Comunque tra geometria, matematica e filosofia e disegno tecnico sono sempre più convinto di essere tornato al liceo, dalla prossima volta porto il libretto delle giustifiche! #backtothehighschool». Mentre è stato un altro Salvatore, Cirillo, che a detta di Giusy Ragozzini, nella tratta tra Campi Flegrei e Napoli della Metropolitana, ha … ma questo ve lo dico un’altra volta, pare che ci sia un video, cerco di procurarmelo e vi faccio sapere. Si, direi che è (quasi) tutto, per fortuna che da Sabato si ritorna alla normalità.
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p. s.: ecco la prova dell’attacco di marketing compulsivo da cui è stato preso Salvatore Cirillo sulla tratta Campi Flegrei Napoli e poi ditemi de maker così ne avete mai conosciuti nella vostra vita

Cosimo Saccone: Oggi in teoria avremmo dovuto “saltare la lezione” a causa del blocco della circolazione del traffico che avrebbe impedito a molti di raggiungere il FabLab. Invece la formazione era quasi al gran completo e così Antonio ci ha “appioppato” un bell’esercizio da svolgere tutti assieme: progettare e realizzare un dispositivo per ologrammi da applicare allo smartphone. Salvatore Corselli ci ha fatto vedere quello che aveva realizzato (male) lui, ma è stato utile a farci comprendere il funzionamento del “meccanismo degli ologrammi”. Si tratta semplicemente di un tronco di piramide di plexiglass (o vetro) trasparente senza basi che permette di creare l’illusione di una immagine 3d da un dispositivo luminoso (smartphone, tablet, monitor, proiettore, ecc). L’emissione luminosa deve essere posta dalla parte del lato piccolo del tronco di piramide e l’immagine proiettata dev’essere divisa in 4 facce. Non siamo riusciti a portare a termine il compito assegnatoci da Antonio perchè non abbiamo completato il pezzo. Ci siamo limitati a realizzare manualmente (Salvatore Cirillo e Simone Di Costanzo) dei prototipi un po’ grezzi ma funzionanti, allo scopo di comprendere meglio il funzionamento del meccanismo. Contemporaneamente Daniele Rosselli ed altri hanno lavorato al video da proiettare nel dispositivo per ologrammi (con Giusy Ragozzini a fare da modella). Infine Salvatore Corselli ha iniziato a disegnare una strutturina con il CAD, ma il lavoro è stato bruscamente interrotto da Antonio che ci ha dovuti cacciar via dal Lab. Ciascuno ha quindi preso la via di casa pensando a come completare e migliorare il prototipo. Assolutamente straordinario il ritorno a casa di Salvatore Cirillo che ha condiviso il progetto con i passeggeri del treno, ma questo già ve lo ha già fatto vedere Vincenzo.

GIOVEDI 12 NOVEMBRE 2015 Torna al Diario
Simone Di Costanzo: Ho rifatto il proiettore con delle vecchie custodie per cd. Personalmente, il vinile è più veloce da lavorare e offre un’immagine più nitida. Ho creato un supporto con del das, che può essere stampato in 3d. Volendo, si possono creare degli angoli di forma sferica in modo da rendere il proiettore smontabile ed adattabile a diverse misure dei pannelli (vedi foto). Dopo aver provato varie inclinazioni ho capito che per avere un’immagine grande ci vuole uno schermo grande; proprio così, per dipingere una parete grande ci vuole un pennello grande! L’inclinazione dei 4 pannelli varia solo l’intensità dei colori, non la grandezza della rappresentazione.
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SABATO 14 NOVEMBRE 2015 Torna al Diario
Salvatore Corselli: Sabato mattina, caffè preso, quaderni pronti e orecchie aperte. Carlo ci rispiega i rudimenti della stampa 3D. Cliccando qui potete trovare lo schema di funzionamento di una stampante Sls (selective laser sintering). Mentre stiamo discutendo sulla programmazione e costruzione di una stampante 3D e sulle differenze tra macchine alcuni di noi hanno proposto delle idee per modifiche i modelli esistenti come ad esempio l’inserimento di schermi touch come interfaccia di comando.
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Dopo una pausa con pizzetta, si riparte! Molti di noi si chiedono come si programma l’interfaccia di una stampante e Carlo sensei ci mostra dove trovare i firmware per il linguaggio di programmazione.
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Discussione accesa – le opinioni sono differenti – sulle piattaforme di crowdfunding. Alcuni le vedono come una modalità non sempre chiara di ricerca fondi, altri come una opportunità per sviluppare progetti bottom-up, cioè condivisi da una community.

Carlo Colella: Conclusione di stampa 3D. Oggi in buona sostanza abbiamo recuperato anche chi sabato scorso era assente, abbiamo rispiegato i concetti fondamentali ma anche spiegato cose nuove, fino ad arrivare alla realizzazione del pezzo stampato mettendo in pratica tutto quello che ci siamo detti e anche un po’ del non detto, dato che l’errore è sempre dietro l’angolo! Finita questa parte abbiamo avviato un nuovo step con Antonio che parla di primitive e booleane e poi invita i ragazzi ad un concorso di disegno di case. In pratica dovranno disegnare una struttura abitabile usando solo le informazioni che sono riuscite fino a qui ad imparare con Rhino, la migliore sarà scelta per essere stampata. La difficoltà maggiore sarà disegnare con l’idea di stampabilità applicando i principi di stampa spiegati fino ad oggi, usando solo primitive solide e le relative operazioni booleane! Buon lavoro!
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Antonio Grillo: Settaggi di Slicing con #Cura. Esistono delle proporzioni tra valori inseriti e equipaggiamento macchina. Scopriamoli!
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MERCOLEDI 18 NOVEMBRE 2015 Torna al Diario
Sergio Costigliola: Eccoci qua. Mentre il mondo dovrebbe fermarsi un attimo qui al Fablab Napoli aspettiamo che arrivino tutti e cominciamo la seconda parte di modellazione 3D. 
Anche se siamo ancora in pochi, Antonio inizia la lezione. Ripartiamo con le operazioni booleane, si tratta di creare dei solidi complessi mediante 3 operazioni di trasformazione: unione, sottrazione e intersezione.
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Salvatore Corselli: Si, oggi full immersion di modellazione sia 2D che 3D. Ci stiamo concentrando sullo smusso e sul raccordo dei bordi dei solidi. Antonio ci sta assegnando un esercizio: disegnare una rondella smussandone gli angoli.
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Simone Di Costanzo: Cominciano a venire fuori i primi modelli in 3d.
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Cosimo Saccone: Siamo alle prese con i comandi estendi e collega, da applicare alle curve. Smusso e raccordo da applicare alle polisuperfici (solidi). Esercizio difficile quesgto che Antonio ci ha dato questo pomeriggio.
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Antonio Grillo: Comunico agli assenti che si sono persi una lezione su: Strumenti di Creazione ed Editing per curve; Strumenti di Creazione ed Editing per solidi; Strumenti di Trasformazione (Sposta, Copia, Orienta, Serie, Ruota, Copia Speculare). Adesso passeremo agli strumenti per creazione ed editing per superfici, invece Sabato mattina faremo invece una esercitazione di modellazione tridimensionale. Oggetto dell’esercitazione sarà la modellazione di una Moka Espresso. La sessione dedicata agli studenti del corso in via eccezionale sarà aperta anche a chiunque altro maker che, dotato di un portatile e una propria Moka, vorrà unirsi al gruppo. Vi aspettiamo.
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Post scriptum, anzi no, comunicazione importante: Rhinoceros è uno strumento ricco di funzioni che ci permettono di modellare in 3 Dimensioni superfici complesse, non è la stanza dei bottoni della Centrale Nucleare di Springfield, e voi non siete Homer Simpson. Quindi non cercate di imparare dove sono i “bottoni”, cercate piuttosto di capire e imparare come usare le funzioni! Aggiungo che lo so che può sembrarvi noioso che io vi faccia fare delle esercitazioni con il limite delle funzioni che abbiamo imparato, ma credetemi, tutto questo ha un senso preciso. L’applicazione verrà dopo, per ora «date la cera, togliete la cera». Dopo di che, se volete un esempio più impegnato di Karate Kid, leggete «Punto, linea, superficie» di Wassily Kandinsky.

SABATO 18 NOVEMBRE 2015 Torna al Diario
Vincenzo Moretti: La giornata di oggi comincia con quasi tutti i corsisti e una sola macchinetta del caffè. Pare che bisogna disegnarla in 3D e adesso stanno parlando di raccordi, primitive, estrosioni lineari. Dato che per me è aramaico per ora mi fermo.

Salvatore Corselli: Veloce ripasso delle funzioni spiegate la volta scorsa, posi si passa alla modellazione della caffettiera, o almeno ci proviamo.
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Vincenzo Moretti: Alle prese con la macchinetta del caffé. Misure, disegni, ecc. Le vie della stampa 3D sono infinite.
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Salvatore Cirillo
: Tutto il fablab all’opera per una cafettiera.
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Paola Cestino: Il caffè ancora non fuma, il cervello invece …
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Antonio Grillo: Bella descrizione geometrica di Simone Di Costanzo e Riccardo Moretti. I fori sembrano storti, ma in realtà – come potete vedere dalla foto -, il campione preso in analisi per la modellazione è proprio così.
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Salvatore Corselli: Dino, Salvo, Luca e Leo alle prese con la caldaia della moka. Dino esclama: «Stamme accisse (siamo a pezzi)!».
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Salvatore Cirillo: A questo punto manca solo che da questo work in progress vengano fuori chicchi di caffè digitalizzati. Immagino una caffettiera artigian – digitale dove i caffè vengono serviti sotto forma di codice binario.
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MERCOLEDI 25 NOVEMBRE 2015 Torna al Diario
Simone Di Costanzo: La giornata comincia con Antonio e Sergio che mescolano nel pentolone di Maga Magò e prosegue con la scoperta di nuove funzioni per la modellazione di superfici: il loft!
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Salvatore Corselli: Nuovo comando, lo sweep a due binari.

Giuseppe Caiazza: Adesso possiamo fare scivoli, anelli e coperture per stadi

SABATO 28 NOVEMBRE 2015 Torna al Diario

Carlo Colella: Oggi iniziamo ad applicare le cose imparate, ognuno potrà vedere il suo lavoro realizzato con la stampante 3D. Gli step saranno, visualizzazione e analisi con Antonio , Sergio e Rosario dei lavori fatti dai ragazzi, esportare il file e preparazione alla stampa… Attesa e meraviglia! #unminuto
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Giuseppe Caiazza: Ua, proprio stamattina che sto a letto con la febbre dovevate cominciare a stampare? Ma è vero che poi stampo pure io la prossima volta?

Salvatore Corselli: Dopo la modellazione, Sergio ci spiega come impostare i paramentri del Gcode.
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Paola Cestino: Quasi pronti per la stampa.
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MERCOLEDI 2 DICEMBRE 2015 Torna al Diario
Sergio Costigliola: Oggi sarà laboratorio maker, cioè realizzare un modello, esportare, creare il gcode e mettere in stampa, il tutto da soli. Il gcode è un linguaggio con il quale si indica a una macchina a controllo numerico cosa deve fare e come lo deve fare. Ad esempio, per la stampa 3D, contiene informazioni sul settaggio della stampante e sul disegno del pezzo. Il maker inserisce il modello 3D in un apposito software, imposta i dati della stampante, le opzioni di stampa ed infine esporta il file gcode. Il file viene poi caricato sulla stampante e si avvia la stampa. Fatto ciò, vedremo anche come utilizzare Netfabb, un software per stampanti 3D.
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FACCIAMO IL PUNTO Torna al Diario
Vincenzo Moretti: Come avete potuto vedere le ultime due sessioni sono state un titolo più che un racconto. La cosa ha provocato in me un certo disappunto, che naturalmente non ho mancato di manifestare ad Antonio, Carlo e Sergio. Faccio notare che anche la nostra attività di storytelling o è ben fatta o altrimenti non ha senso, e chiedo quindi un chiarimento di fondo sia con loro che con i corsisti. Per fortuna non solo la risposta dei miei tre amici è quella che speravo, ma si fanno essi stessi interpreti verso il gruppo di questa necessità di fare il punto e di decidere se e come andare avanti. Le risposte dei corsisti non si fanno attendere, e ve le riporto di seguito, per una volta con una mia sintesi e senza nomi, perché così emerge meglio il senso generale della riflessione.
1. Quando si è in laboratorio il lavoro assorbe completamente, si è così presi da quello che si sta facendo che difficilmente si riesce a trovare il tempo per buttare giù due righe. 2. Riuscire a portare avanti contemporaneamente il corso e il “diario” sta diventando difficile, però sarebbe un peccato dover lasciare incompleto questo “manuale” su come può funzionare un fablab, bisognerebbe trovare qualche altra soluzione per tenere attiva la pagina. 3. Tenere aperta la pagina non è il fine ma il mezzo. L’obiettivo un po’ più importante è quello di una maggiore presa di coscienza dell’aspetto intellettuale (e non meramente tecnico) del lavoro che si sta facendo. 4. Ci deve essere uno slancio spontaneo di tutti per condividere pensieri e riflessioni, non può essere una cosa forzata altrimenti se ne perde il senso. Forse il problema è cercare di capire meglio cosa scrivere. 5. La pagina deve rimanere aperta e la comunicazione spontanea. E’ importante farlo perché piace e perché si è convinti che sia positivo. Quello di scrivere è un esercizio importante per chiunque. Un lavoro non ha senso se l’artista o l’artigiano non sa elaborare e trasmettere un pensiero relativamente al lavoro realizzato. L’artista, l’artigiano, il maker oggi sono degli intellettuali e, in quanto tali, devono possedere buona cultura e saper comunicare. 6. Il periodo natalizio è per molti corsisti carico di impegni lavorativi e anche quando si ha voglia di scrivere un bel tutorial della propria lavorazione magari non si ha tempo. Con un po’ di pazienza anche il momento della scrittura verrà. 7. Apprezzamento del lavoro svolto e consapevolezza del fatto che se stiamo qua è perché vogliamo non perché dobbiamo.

Antonio Grillo: L’anno scorso ho raccontato il mio lavoro a mio figlio Matteo che aveva 8 anni, poi è venuto con me in laboratorio a vedere cosa faccio, solo per tre ore, poi a casa. Nel tragitto dal laboratorio a casa e per tutta la settimana successiva mi ha fatto almeno un centinaio di domande e la sera quando tornavo da lavoro, lo trovavo con il suo bel foglio con le domande scritte, per non dimenticarle, e si annotava anche le risposte. Beh fin qui tutto “quasi” normale, se non fosse per il fatto che dopo tre settimane, forte dei suoi appunti e di quello che aveva appreso, mi presenta un robot disegnato con MODIO, un’app per iPad, con i pezzetti del robot già impiantati per la stampante 3D (ma proprio con le dimensioni del piatto che all’epoca aveva la piccola Kiwi3D che c’era in laboratorio), chiedendomi di stampare un file in PLA azzurro e l’altro rosso.
Ecco, se posso dire una cosa è che io fin qui mi aspettavo più domande, cose come: ma sto benedetto g-code può essere ripensato? Non c’è un modo più semplice di disegnare in 3d? Ho provato difficoltà a caricare il filamento sulla Craftbot c’è un altro modo?
Sento anche il bisogno di fare il punto su quello che abbiamo imparato dopo le prime 6 settimane: Linee Guida FabLab e Progetti; Chi sono i Makers (approfondimento: Maker – A documentary on the Maker movement); Cosa sono i FabLab (approfondimenti: Alessandro Ranellucci, Massimo Menichinelli); I principi e le poche linee guida di un FabLab; La Rete locale e internazionale (collegamento con FabLab Toscana, FabLab Cascina e FabLab Lazio); Differenza tra Analogico e Digitale; L’importanza dei bit per arrivare agli atomi e viceversa; Impostare un progetto; Strumenti per la condivisione; Modellazione3D; importanza di una corretta rappresentazione volumetrica dell’oggetto (Hierarchical Volumetric Object Representations for Digital Fabrication Workflows) per i processi di fabbricazione digitale; differenze dei software che ci permettono di modellare in 3D (SOLIDO parametri, NURBS funzioni MESH discretizzazione, esempio settore Entertainment,“va bene quello che sembra andar bene”). Abbiamo visto come in un processo produttivo che va dall’idea al prodotto (Idea di una necessità > Concept > Sketch > Modellazione 3D > Ingegnerizzazione > Prodotto) viene individuato il software adatto alle nostre necessità, introducendo e differenziando gli strumenti della progettazione assistita dal computer in CAD, CAE, CAM. Abbiamo individuato dove si posiziona il programma Rinhoceros e quali sono le potenzialità offerte dalla modellazione NURBS, abbiamo imparato a definire uno spazio tridimensionale e come rappresentare in esso dei punti attraverso le coordinate assolute, relative e polari; poi i punti sono diventati curve e abbiamo capito, anche per chi non mastica propriamente la matematica la differenza tra le curve – semplici (lineari, derivate da funzioni di 1°grado: y=2x+1); precise ma non deformabili (funzioni di 2°grado conica: y=2x^2+1, le curve di 2°grado hanno la proprietà di Precisione contro la non deformabilità! iperbole, cerchio, arco, parabola, conica); libere (funzioni superiori e uguali al 3°grado) -, da quanti punti di controllo sono generate, toccando con mano il rapporto che c’è tra grado di una funzione e punti di controllo della curva; abbiamo imparato quindi, come riconoscerle, come rappresentarle ed editarle su un piano di costruzione e nello spazio.
E poi le curve sono diventate superfici, per diventare poi solidi o polisuperfici chiuse. Abbiamo studiato come in Rhinoceros funziona la teoria delle superfici, e imparato a risolvere i problemi di continuità (in G0, G1, G2): Abbiamo costruito superfici e polisuperfici via via sempre più complesse, partendo da semplici estrusioni lineari ed affrontando i problemi per lo sviluppo di superfici a doppia curvatura; come creare superfici e polisuperfici aperte e chiuse e come editarle. A questo punto devo dare ragione a Richard Feynman e a Vincenzo Moretti perché tutto quello che sto scrivendo è pulito e senza interazione, un excursus logico e limpido di tutti gli avvenimenti, che se avessi avuto un blog di riferimento, mi sarei ricordato di non omettere o dimenticare cose importanti, come le varie esercitazioni e i vari consigli. Si perché il nostro lavoro è fatto anche e soprattutto dai vs. feedback, altrimenti, come si dice a Napoli, ce la suoniamo e ce la cantiamo solo noi!

SABATO 5 DICEMBRE 2015 Torna al Diario
Antonio Grillo: Ecco si inizia! esercitazione di oggi è aprire il file .stl dell’esercizio che trovate in dropbox, analizzare la mesh e correggere gli eventuali errori (ovviamente simulati appositamente); aprire il file con un software di slicing tipo Cura, scegliere il giusto orientamento e creare un g-code (file comprensibile dalla stampante). Poi si va in stampa.
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Simone Di Costanzo: Nell’attesa che arrivassero gli altri ho avviato la mia prima stampa: un misuratore di raccordi (ho disegnato altre misure ma testato solo 10mm). La prima stampa l’ho annullata perché avevo sbagliato delle impostazioni. La seconda è andata a buon fine, anche se devo modificare dei parametri per rendere l’oggetto più rifinito.
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Antonio Grillo: Ci dici che impostazioni hai sbagliato?

Simone Di Costanzo: Nel primo caso avevo impostato un riempimento elevato. La stampante non era riuscita a stampare “tappo” inferiore, superiore e riempimento nel poco spessore del pezzo (5mm).
Nella seconda stampa, quella venuta “bene”, c’era una velocità di spostamento dell’estrusore troppo elevata, quindi il pezzo veniva poco rifinito.

Fiorella Renzi: Mi dispiace molto non essere presente, ho avuto un contrattempo, ma cercherò anche io di svolgere l’esercizio.

Salvatore Corselli: Gcode generato, dopo aver corretto e modificato le mesh di due oggetti 3D. La difficoltà maggiore che ho riscontrato è stata nel correggere i fori presenti sulle mesh, in quanto provavo a chiuderli generando superfici normali anziché superfici mesh, non riuscendo così ad unire tutte le superfici e realizzare una mesh chiusa.
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Questo invece è il gcode:
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MERCOLEDI 9 DICEMBRE 2015 Torna al Diario
Sergio Costigliola: L’obiettivo del Wokshop di oggi è partire da un oggetto di Ikea per modificarlo con il massimo di creatività fino a trasformarlo in un prodotto diverso. Nell’attesa che il workshop abbia inizio mostro ai corsisti il particolare dispositivo da esposizione che vedete nella foto. E’ a levitazione magnetica e permette di mantenere in sospensione qualsiasi oggetto fino a 1 Kg di peso. Non c’entra niente con il lavoro che dobbiamo fare oggi ma mi sembra comunque un buon modo per aspettare che arrivino tutti (tra la base piccola che regga il vaso e la base più grande c’è solo un campo magnetico).
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Salvatore Corselli: Io, Giusy Ragozzino e Giuseppe Caiazza stiamo realizzando una struttura rotante per un poggia iPad da scrivania trasformandolo in un poggia Ipad da letto e l’abbiamo battezzato iArm (Arm=Braccio).
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Simone di Costanzo: La corona di una moto sulla quale ci stiamo esercitando io e Riccardo Moretti non sarà un prodotto ikea ma l’idea dell’orologio è partita da lì!
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Cosimo Saccone: Nell’esercitazione di oggi nella quale eravamo chiamati a rielaborare un oggetto di IKEA, Antonio ci ha messo davanti una bella lampada da tavolo (quella articolata con due bracci) che ha stuzzicato la nostra fantasia. Nel chiederci cosa potevamo realizzare con la lampada e come potevamo trasformarla, ci sono venute diverse idee. Fiorella Renzi, Sarah Lib ed io abbiamo avuto l’idea di progettare una sorta di “giardino pensile”. Il porta-lampada poteva diventare un porta-piantine (con inclusa illuminazione a led e sistema di innaffiamento). Il problema del nostro progetto è dato dal fatto che l’esercitazione prevede un tetto di spesa di 15 eu (e sono davvero pochini). Per tale motivo abbiamo pensato di completare il nostro progetto riciclando anche vari materiali di risulta.
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Luca Di Costanzo: Chi vorrebbe giocare a basket in camera o al lavoro? io e Leo abbiamo ideato un tabellone da applicare a cestini di varie misure che suona una musichetta se si fa canestro! Il modello beta monta un Arduino uno collegato a dei sensori a ultrasuoni e un buzzer per la riproduzione del suono.
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Simone Di Costanzo: L’orologio è stato ultimato. Anche se Riccardo non conosce ancora il software di modellazione, è stato comunque di grande aiuto!
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Carlo Colella: Com’è bello non vedere le solite cose stampate e statiche coi i soliti colori neutri… Viva la creatività! Bravi tutti! #unminuto

Salvatore Corselli: Ho una piccola riflessione da fare sulla giornata di oggi. Credo che dall’inizio del corso, quella di oggi sia stata la giornata più istruttiva di tutte, non che le lezioni di Carlo, Antonio e Sergio siano state da meno, ma quella di oggi ci ha fatto davvero conoscere quali siano le potenzialità delle persone che collaborano in un FabLab. Abbiamo realizzato oggetti che non esistevano o che se esistevano, attraverso il nostro intervento sono state stravolte! Avere un idea e vederla realizzarsi nella realtà, penso sia una delle cose più belle in assoluto! #Shapeyourworld

SABATO 12 DICEMBRE 2015 Torna al Diario
Carlo Colella: Oggi laboratorio libero. Nei giorni scorsi abbiamo spiegato cosa è come si #fa! Oggi introduzione all’uso reale del laboratorio collaborativo, con tema libero. Praticamente chi vuole stampare dovrà caricare filamento e stampare, ma dovrà anche disegnare, facendosi aiutare da altri, fare la preparazione del file ecc. Chi invece vuole capire le altre macchine proveremo a fargliele provare. Praticamente oggi #devono usare il FabLab come faranno tutti i giorni dopo la fine del corso. #unminuto

Salvatore Cirillo: Ok … leggero problemino al pc ed i files del nostro lavoro si sono persi. Tranquilli, si ricomincia. Eccoci in attesa della nostra creatura.
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Paola Cestino
: Ma non si era detto che mercoledì sarebbe stato l’ ultimo giorno prima delle vacanze?
Carlo Colella: Infatti Paola, oggi non è giornata di corso è partecipazione al Fablab. Praticamente la stessa cosa che si poteva fare dal primo giorno in cui vi siete iscritti! Ora però invece di girare intorno alle macchine con il punto interrogativo in testa si sta così!
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Antonio Grillo: Ora in stampa. Salvatore Cirillo sta producendo i modelli disegnati nelle scorse settimane. Sulla MDX-40 è montata la sonda di scansione e Cosimo Saccone continua il suo hacking della lampada ikea.
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Carlo Colella: Si, direi proprio che si continua a produrre! E poi c’è la domanda delle due del pomeriggio: «tu come apriresti il tuo Fablab?» Vengono fuori ottime idee!
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Cosimo Saccone: Faccio un breve resoconto della giornata di oggi, soprattutto in riferimento alla mia esperienza e al mio lavoro. Sono arrivato prima al FabLab e i custodi mi hanno, gentilmente, chiamato e fatto entrare. Dopo di me è arrivato anche Dino. Carlo e Antonio quindi ci hanno affidato il compito di cambiare la bobina alla stampante 3D (si trattava chiaramente di una esercitazione, a cui sono stati sottoposti anche gli altri ragazzi man mano che arrivavano). Quando mi sono messo al lavoro per portare avanti il progetto di hackeraggio della lampada (che come ho già raccontato in un precedente post, deve diventare una sorta di giardino pensile), è arrivata la mia “socia” Sarah ed abbiamo subito apportato delle modifiche al progetto. In particolare abbiamo effettuato una modifica al vasetto interno della lampada, al fine di ridurne drasticamente i tempi di stampa. Ci siamo poi dedicati (stesso nel fablab) alla ricerca di un asse portante e relativi strumenti di raccordo. L’asse portante sarà costituito da un asse filettato di 6/7mm e i bracci saranno fissati ad esso con dei dadi. Il nostro progetto prevede sistema elettrico (led) e idraulico (innaffiamento delle piante). Abbiamo deciso, per ragioni di spazio, di far passare all’estrerno il sistema idrico, mentre possiamo cercare di occultare l’apparato elettrico. Sara è andata anche in ferramenta per vedere un po’ di materiale, ma il led non era disponibile. Credo che il lavoro sia ancora lungo. A seguire alcune immagini riepilogative del processo di hackeraggio by Fiorella, Sarah e me (nell’ordine: la lampada com’era, come diventerà, un singolo braccio della lampada, un particolare del giunto).
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Sarah Lib
: Cosimo, dovremmo farti una statua! Naturalmente stampata in 3D.

MERCOLEDI 13 GENNAIO 2016 Torna al Diario

Carlo Colella: Siamo pronti a fare cose. Oggi nei fondamenti di elettronica ci sarà come fare una saldatura a stagno e cosa sono quei componenti che tutti nominano come resistenze, condensatori ecc. spesso senza cmprenderne fino in fondo l”uso. Quindi i ragazzi inizieranno a familiarizzare con gli strumenti e a bruciarsi un po’ le dita. Oggi cominceremo anche ad applicare l’idea della classe invertita, cioè l’idea di studiare a casa un argomento con video e poi poter approfondire quello che si è visto in maniera pratica. Nei giorni scorsi vi ho chiesto infatti di guardare i due video che saranno alla base della nostra lezione. Li ripropongo qui:


Nel video della lampada di emergenza c’e anche una buona spiegazione tecnica, spero ne abbiate fatto tesoro. Non preoccupatevi se non avete capite molto. Oggi e sabato provvederemo a spiegarvi il tutto, fermo restando che in questi mesi vi abbiamo stimolato anche a fare ricerche e trovare spiegazioni e soluzioni. Proveremo anche a riunire i gruppi formati all’inizio – spero che vi siate confrontati sui video, perché lavorerete insieme per le prossime settimane e ogni gruppo porterà a termine uno dei due progetti.

Salvatore Cirillo: In compagnia di Rodolfo Baggio … e così si ritorna al FabLab Napoli.
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Leo Romano: Rilevatore di umiditá, temperatura e luminosità
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SABATO 16 GENNAIO 2016 Torna al Diario

Antonio Grillo: Si inizia con il riepilogo della puntata precedente: resistenze, generatori, diodi. Sì, oggi parliamo di elettronica. Carica e Scarica di un condensatore. Stabilizziamo la corrente nei nostri circuiti.
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Paola Cestino: Learning by doing. La pratica è sempre più divertente della teoria.
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Carlo Colella: Ed eccoli qua! Brusio di chi sta facendo qualcosa, i gruppi si sono rin-saldati! Facciamo un #lavorobenfatto!
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Giusy Ragozzini: Giochino pronto!
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Simone Di Costanzo: Fiat Lux!
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Salvatore Corselli: Prontissimi! L’armatura di Iron Man è un passo più vicina!!!
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Carlo Colella: Credo che sia stata una giornata produttiva. I ragazzi hanno prodotto qualcosa e tante idee sono uscite fuori. Ad ogni gruppo gli è stato assegnato un compito da fare insieme, costruire la lampada di emergenza o il sensore crepuscolare. Ora hanno la conoscenza e le competenze, penso che porteranno mercoledì dei bei risultati. #unmimuto. P.S. Come promesso ho messo tutti gli argomenti trattati su dropbox, cartella Workshop elettronica. Sto cercando di prepararvi un sorpresa per mercoledì, cercate di non mancare.
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MERCOLEDI 20 GENNAIO 2016 Torna al Diario
Carlo Colella: Ciao a tutti, so che vi state impegnando moltissimo per la realizzazione del circuito da portare oggi pomeriggio, ma per farvi fare un ‪#‎lavorobenfatto‬ vi do un po più di tempo, cosi potrete sopperire alla mancanza di alcune attrezzature che invece troverete al fab sabato e potrete finalizzare li il circuito. Resta inteso che analizziate bene il circuito e di essere sicuri di avere tutti i componenti; se così non fosse, mandatemi un messaggio e cercherò di procurarveli, oppure Vip elettronica a Corso Novara, Napoli. Oggi invece faremo un introduzione alla domotica con componenti atmel, wifi, Android ecc ecc. Con l’intervento via skipe di Mirko Iaci, che ha scritto un software ad-hoc per alcune funzioni fondamentali. Vi prego quindi di essere puntuali e precisi si parte alle 15.00: Vi consiglio in puro spirito flipped class di iscrivervi a questa pagina e a guardare i video introduttivi che troverete fissati in alto nella sua pagina Domotica Easy per Arduino e Controllino. Per qualsiasi chiarimento postate qui.

Sergio Costigliola: Riepilogo per chi si fosse perso qualche passaggio: la domotica consente – attraverso l’utilizzo delle tecnologie – di migliorare la qualità della vita nelle case, e più in generale negli edifici, integrando diverse funzioni quali controllo, comfort, risparmio energetico, comunicazione e sicurezza.
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Cosimo Saccone: In collegamento con Mirko Iaci autore di un software in grado di gestire arduino con “domotica easy” un’idea di tipo grafico che aiuta chi utilizza arduino a lavorare senza bisogno della programmazione. Più precisamente “domotica easy” è in grado di programmare e gestire arduino attraverso un’interfaccia grafica (a pulsanti), senza la necessità di scrivere codice di programmazione. Mirko ci ha mostrato un esempio di controllo vocale. Pronunciando frasi di volta in volta definite vengono accesi/spenti dei pin. Buona parte del software “domotica easy” sviluppato da Mirko è nato su feedback di Carlo. “Domotica easy” contiene anche un’ apposita funzione per la gestione delle tapparelle (anche con controllo vocale). Nella foto un sensore di assorbimento; consente di rilevare l’assorbimento di un componente (o elettrodomestico) e collegarlo ad arduino.
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Carlo Colella: A conclusione della bella chiacchierata avuta con Mirko e sul fatto che lui non era li a vfablab13endere software ma semplicemente a spiegare come da una esigenza personale possono scaturire soluzioni comunitarie.In tarda serata mi e’ arrivato un suo messaggio che potete leggere nello screenshot. Un po’ come ci ha spiegato il prof. Baggio quando ci ha parlato del suo vissuto e della voglia di fare quello che gli piaceva e metterlo in ogni lavoro che ha affrontato!
P.S. Simone questa funzione porterà il tuo nome.

SABATO 23 GENNAIO 2016 Torna al Diario
Cosimo Saccone: Mi scuso di non aver scritto finora, il fatto è che sono stato risucchiato dal lavoro al fablab. Oggi elettronica pratica. Abbiamo dovuto completare i circuiti che Carlo ci ha assegnato. Si tratta di due tipi di progetto da realizzare a scelta. Una lampada di emergenza e un sensore crepuscolare. Il primo progetto è un circuito che al venir meno dell’alimentazione a 220V (ad es in caso di blackout), si attiva un sistema di led auto-alimentati. Il secondo progetto invece utilizza un sensore foto-sensibile e un circuito integrato (NE555) attraverso i quali è possibile gestire un led in relazione alla luce recepita dal sensore. Il problema di questi circuiti era costituito dal fatto che abbiamo dovuto realizzare il tutto su scheda mille-fori con saldature (quindi non su semplice breadboard). Nella foto Salvatore Corselli e Leo Romano impegnati a sistemare il sensore crepuscolare.
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Salvatore Cirillo: Tutti all’opera.
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Carlo Colella: Si va avanti, si salda, si impara, si ripassano concetti.
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Paola Cestino: Dovete crederci sulla fiducia perché non si vede dalla foto, ma la nostra lampada di emergenza funziona!
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Salvatore Corselli: Test del sensore crepuscolare:

Giusy Ragozzini: Grandeeeee!!
Luca Di Costanzo: Perché hai cambiato la disposizione?
Salvatore Corselli: Perchè riguardandola con Carlo, abbiamo visto che c’erano dei componenti che non erano posizionati bene.
Cosimo Saccone: La soddisfazione di Salvatore Corselli:
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Salvatore Cirillo: Al Fablab si prova la lampada di emergenza

Giusy Ragozzini: Potere dei circuiti a meeee.
Salvatore Corselli: Grandi!

Salvatore Cirillo
: Posso concludere adesso che questo progetto è realmente terminato.
Un ringraziamento particolare al nostro mentore Carlo Colella e ai fantastici amici e collaboratori Giusy Ragozzini e Giuseppe Caiazza.

Carlo Colella: Ottimo Salvatore e complimenti a l gruppo, ah hai provato a vedere quanto tempo dura la batteria realmente?
Salvatore Cirillo: Proprio in questo momento ho tolto l’alimentazione per testare la durata della batteria. Ad 1:20h la lampada è ancora accesa. Devo scendere e non posso monitorarla, vi aggiorno alla prossima.
Simone Di Costanzo: >prima di scendere metti un sensore crepuscolare che quando non rileva più la luce ti invia un sms per avvisarti!
Carlo Colella: ahahahah. Ora potreste farlo Simone.
Salvatore Cirillo: Incredibilmente sono le 19.00 e anche se l’intensità è diminuita la lampada di emergenza è ancora accesa dalle 11:00 di stamattina.
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MERCOLEDI 27 GENNAIO 2016 Torna al Diario
Carlo Colella: Che bello vederli lavorare tutti insieme. Oggi tutti impareranno a fare un passettino avanti, chi nei giorni scorsi ha lavorato realizzando il circuito collaboro con chi non è riuscito a finalizzarlo. Questo è lo spirito di collaborazione. Questo è lo spirito della flipped class #unminuto.
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Cosimo Saccone: La lampada d’emergenza a cui ho lavorato sabato con Paola, mancava di un collegamento tra le due sezioni del circuito. il progetto tuttavia continuava a non funzionare e, con l’aiuto di Sarah, Giuseppina e Giuseppe ho capito che sbagliavo i punti di alimentazione. Carlo ci sta mostrando come realizzare con Arduino i progetti che abbiamo fatto con i componenti elettronici tradizionali (rilevatore crepuscolare e lampada di emergenza). Il tutto utilizzando l’idea «Domotica Easy» di Mirko Iaci.
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Carlo Colella: E vai, un altro crepuscolare è nato.
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SABATO 30 GENNAIO 2016 Torna al Diario
Carlo Colella: Bello vedervi con lo spirito del fare… Oggi taglio laser e vinil cutter. Siamo già partiti e Antonio nella prima parte ci spiega un po’ di teoria di queste macchine, materiale che si può tagliare, rischi e sicurezza da seguire. #unminuto
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Paola Cestino: Fablab autogestito (forse). Impariamo il taglio laser. E ci piace!
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Cosimo Saccone: Oggi ci siamo dedicati al taglio 2d mediante laser. A tal proposito Antonio ci ha fatto disegnare (con Rhino, Illustrator, Inkscape) un paio di forbici che poi siamo andati a “laserare”. Attraverso il laser è possibile, non solo tagliare, ma anche effettuare delle incisioni. Il “disegno” che passiamo alla macchina laser, oltre ai tracciati di taglio, può contenere 100 (e non 50) sfumature di grigio che la macchina interpreta come misura di profondità. Il taglio laser presenta notevoli difficoltà pratiche che si superano con molta esperienza. Molto dipende dal materiale sul quale si intende lavorare (il materiale a quanto ho capito influisce sul tipo di macchinario e sulle impostazioni di stampa) e dalle tolleranze di taglio (la macchina che abbiamo utilizzato “mangiava” 0.25mm).
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MERCOLEDI 3 FEBBRAIO 2016 Torna al Diario
Vincenzo Moretti: Stamane la mia amica Dunia Pepe mi ha chiesto se le attività del FabLab sono legate alle riflessioni che stiamo facendo nelle scuole e all’Università su lavoro ben fatto e uso consapevole delle tecnologie. Le ho risposto che il corso «Strumenti Digitali per Artigiani Tecnologici: Learn – Make – Share» bandito dall’Assessorato ai Giovani e Politiche Giovanili del Comune di Napoli e realizzato al FabLab Napoli era partito per conto suo e che però fin dal primo giorno ho deciso di seguirlo per sperimentare come l’attività di storytelling è connessa con i processi di costruzione di senso (sensemaking) e per verificare come il resoconto di come avvengono realmente i processi di ideazione e di realizzazione delle cose possa migliorare la consapevolezza e la qualità del lavoro. Da questo punto di vista – ho concluso – questo lavoro è sicuramente dentro il percorso del lavoro ben fatto e dell’uso cansapevole delle tecnologie. La domanda della mia amica e la mia risposta mi hanno riportato alla necessità di ragionare anche io sul lavoro che sto facendo.

Cosimo Saccone: Buongiorno a tutti. Oggi sono arrivato al Fablab con 10 minuti di ritardo e mi sono ritrovato che Antonio aveva assegnato un’esercitazione. Non avendo compreso immediatamente di cosa si trattasse (una scatola), ho atteso di seguire un po’ i ragionamenti di Giuseppe e Daniele e con molta calma ho acceso il computer e avviato Rhino. Nel frattempo è giunta Sarah LIb e mi sono messo (felicemente) a collaborare con lei. Abbiamo (abbastanza facilmente) realizzato il modello 3d della nostra scatola dalla quale estrarremo i pezzi che andremo a laserare. Il difficile del lavoro è che le varie facce devono prevedere un sistema di incastri reciproci, cui si aggiunge la difficoltà del coperchio.Sarah ed io stiamo studiando un sistema idoneo per una corretta rotazione del coperchio.
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Salvatore Corselli: Oggi si lavora ancora sul taglio laser. Dobbiamo realizzare una scatola assemblabile, disegnandone i componenti! #LearnMakeShare
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Dino Russo: Progettazione, taglio laser e allestimento ed il box in PMMA (PoliMetilMetaCrilato) è pronto.
Giusy Ragozzini: Detto fatto! Siamo una squadra “fortisssimiiiii”!
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SABATO 6 FEBBRAIO 2016 Torna al Diario
Cosimo Saccone: Oggi giorno di laboratorio pratico. C’è chi ha ancora da finire (o riprogettare) il contenitore al laser e chi ha da realizzare il tappino di un pennarello da stampare in 3d. Io vorrei approfittare della giornata per realizzare un tutorial per il taglio laser, ma devo chiedere ad Antonio.
Antonio ha detto si, procedo.
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SABATO 13 FEBBRAIO 2016 Torna al Diario
Carlo Colella: Oggi fresa e preparazione file per la lavorazione e la messa in funzione delle nostre Cnc (Computer Numerical Control, macchine a controllo numerico). Quindi abbandoniamo il concetto di #addizione di materiale tipico delle stampanti 3D e ci approcceremo al metodo #sottrattivo, cioè da un blocco solido di materiale arriveremo al prodotto finito!

Cosimo Saccone: Ciao a tutti. Oggi abbiamo affrontato una nuova macchina, nuove possibilità d’applicazione e nuove problematiche: la fresatrice. Si tratta di una macchina capace di realizzare oggetti 3D mediante metodo sottrattivo (la stampante 3d funziona con metodo additivo in quanto aggiunge materiale, la fresatrice invece toglie materiale). La fresa che asporta il materiale è posta dall’alto verso il basso e si sposta, in combinazione con il piano, lungo gli assi xy-z. Per quanto concerne l’asse z, esso può lavorare insieme agli assi xy (interpolazione) o indipendentemente (non interpolazione). La fresatrice può avere inoltre un quarto asse di rotazione, parallelo all’asse x, che è indicato con “a”. Anche l’asse a può risultare interpolato o non interpolato (a seconda delle necessità di lavorazione). Con l’asse di rotazione è quindi possibile fresare anche intorno ad un oggetto cilindrico ad esempio. La fresatura passa essenzialmente attraverso 3 fasi: spianatura, sbozzatura e finitura. Nella spianatura il piano viene levigato di un tot (che ovviamente impostamo noi) in modo da favorire il lavoro della macchina. Quindi viene fatto il lavoro di sbozzatura, che consiste in una operazione di eliminazione del materiale in eccesso e va fatto con una fresa un po’ più larga.
Completato il lavoro di sbozzatura (o sgrossatura) passiamo infine alla fase di finitura con la quale realizziamo il nostro risultato definitivo. Questi tre passaggi sono molto utili, come evidente, per ottenere un procedimento più efficiente e corrisponde, più o meno, alle fasi normali seguite da un classico scultore.

Simone Di Costanzo: Oggi abbiamo imparato a fresare, nello specifico siamo partiti da un blocco di polistirolo estruso e ricavato una calotta sferica (trasformata poi in un mezzo uovo in fase di settaggio della fresatrice).
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Abbiamo giá riscontrato difficoltá nell’incollaggio/scollaggio del pezzo dal piano di lavoro, e capito l’utilitá di un secondo piano di lavoro da fissare al primo (per evitare di rovinare quello proprio della macchina). Mercoledi freseremo da soli, intanto oggi – dopo che Antonio ci ha mostrato la differenza tra sbozzatura e finitura – è giornata di operazioni a cuore aperto.
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Infine, se cercate un trasformatore da 12v e volete spendere poco, provate ad aprire una lampadina a led che avete in casa! Parola di Carlo!
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Cosimo Saccone: Dovrei anche aver concluso la documentazione necessaria per il mio tutorial.

Antonio Grillo: Va bene, adesso lo pubblico sul sito, chi vuole può scaricarlo qui. Cosimo grazie per il contributo.

MERCOLEDI 17 FEBBRAIO 2016 Torna al Diario
Simone Di Costanzo: Oggi avremmo dovuto esercitarci con la fresatrice ma non la riuscivo a vedere cosi sporca e senza un cassetto per lo sfrido! Cosi ho proposto ad Antonio di esentarci dall’esercitazione per dedicarci alla realizzazione di un cassetto… mi ha subito dato l’ok! Cosimo e Sara mi hanno seguito a ruota!!! Fatta la base, procediamo a ultimare il cassetto.

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MERCOLEDI 24 FEBBRAIO 2016 Torna al Diario
Cosimo Saccone: Oggi abbiamo preso finalmente coscienza del fatto che il 12 marzo (data in cui dovremmo consegnare un progetto finito) è ormai vicinissimo e tutti i bei progetti a cui avevamo pensato all’inizio del nostro percorso, non sono concretamente realizzabili (di certo non nelle 2 settimane che restano). Va inoltre tenuto presente che diversi gruppi hanno subito abbandoni e questo ci ha costretti inevitabilmente a riconfigurare le varie “alleanze”. Innanzitutto ci siamo interrogati sul tipo di progetto da proporre (io, ad esempio, ho suggerito un tipo di lavoro senza elettronica, ma non ho incontrato consenso). I ragazzi si sono decisi per la realizzazione di una lampada con sensore crepuscolare (quello del progetto di elettronica di qualche settimana fa). Una lampada che, a quanto ho capito, dovrebbe accendersi al diminuire della luce ambientale (o qualcosa del genere). Per quanto mi riguarda, Antonio mi ha coinvolto in un progettino (ad alto contenuto di elettronica) che non sembra male, ma che non so se sono in grado di sviluppare. Io ci provo. Male che vada qualche bel lavoretto di riserva ce l’ho sempre.

SABATO 27 FEBBRAIO 2016 Torna al Diario
Paola cestino: Stamattina Mondrian in opera al FabLab.

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Simone Di Costanzo: Bellissimo! Complimenti!
Cosimo Saccone: Ormai è diventato così bello che non vale più la pena lavorarci su. Lo appenderemo ad una parete e torneremo a lavorare su un tavolaccio di legno grezzo.
Simone Di Costanzo: A maggior ragione ora dobbiamo fare il piano da lavoro multiuso.
Fiorella Renzi: Bellissimo. Quanto mi dispiace non poter essere lì.

MARZO 2016 Torna al Diario
Paola Cestino: Antonio ho caricato sul drop una cartella con il file del progetto della sfera. Lo sviluppo in piano ce l’ho, ma ho provato a costruirlo e la doppia piegatura causa un po’ di problemi, quindi ho caricato anche una versione alternativa su un file di rhino, dove poi si dovranno stabilire gli spessori a seconda del materiale. P. S. Per rendere partecipi anche gli altri, si tratta di un’ipotesi di packaging per lattine (birra, aranciata ecc.) di forma sferica che si apre in 4 spicchi. Sabato ipotizzavamo il cartone come materiale.
Simone Di Costanzo: Oggi  non sono a Napoli ma sto comunque lavorando al progetto. L’idea è partita Mercoledi scorso, mentre con Carlo stabilizzavamo i piani da lavoro/scaffali dove poggiano le stampanti. Realizzerò un banco da lavoro riciclando dei bancali. A differenza di quanto avevo inizialmente pensato sará aperto e non con le ante. Avrá dei cassetti, adattatori per utensili, una morsa (made in fablab) e delle guide regolabili per il taglio del legno. Partirò con la realizzazione del solo banco e poi lo amplierò.  Ho fatto uno schizzo. Se Sabato Carlo Colella mi porta i bancali comincio a mettere mano per capire la fattibilitá. Ovviamente chi vuole collaborare al progetto è il benvenuto!
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Paola Cestino
: Per fare un tavolo ci vuole il legno.
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Simone di Costanzo: Presegue il lavoro per il FabTab. Abbiamo avuto un bel pò di difficoltá per montare a squadra i due bancali e i relativi piedi, ma alla fine ne è valsa la pena.

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Giusy Ragozzino: Terminato il lavoro di taglio laser della nostra lampada! Salvatore Corselli e Salvatore Cirillo, a sabato prossimo per terminarla!

Carlo Colella: Tanto da fare al Fablab i progetti stanno prendendo forma e finalmente i ragazzi si sentono parte di un gruppo collaborativo!
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Simone di Costanzo: Quelli sul tavolo sono i dolci gentilmente offerti da Salvatore Corselli per il suo compleanno! Oggi io e Cosimo Saccone ci siamo dedicati ai cassetti del banco da lavoro disegnati in 2d e poi laserati!!! Nella seconda foto il fondo del cassetto, nella terza il cassetto incollato, in attesa di entrare nelle morse. Dopo di che ci siamo resi conto di non avere delle morse adatte ed abbiamo improvvisato!!!

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Simone di Costanzo: Pomeriggio non riuscivo a studiare, cosi mi sono fatto un giro al fablab! Ho laserato l’altro cassetto. Mi sono reso conto solo alla fine che avrei dovuto fare i divisori più bassi, magari inserendo due livelli di portaminuterie. Poi ho tagliato i frontali dei cassetti e li ho fissati temporaneamente per vedere l’effetto che fanno.

Cosimo Saccone: L’importante è che i cassetti entrano.
Carlo Colella: Questo così alto va bene poi il prossimo lo facciamo più basso!
Simone Di Costanzo: Dobbiamo fare i cassetti anche nella pedana inferiore?
Carlo Colella: Non credo servano cassetti così bassi! Ce ne sono già 4 su! Però con il frontale è un’altra cosa!

Simone Di Costanzo: E’ diventato liscio come il culo di un bambino.
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Salvatore Corselli: Il nostro progetto per una lampada che presto diventerà smart.

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Giusy Ragozzini: Mooooolto carina!!!
Cosimo Saccone: che bella !!
Antonio Grillo: Doveee staaa?
Salvatore Corselli: Sabato la porto in fablab 🙂
Giusy Ragozzini: Dobbiamo finire il sensore e rivestirla! Spero sabato!
Antonio Grillo: sabato non dovrei esserci, ma se passi lasciala in fablab!
Simone Di Costanzo: Non vorrei fare il disfattista della situazione ma credo che il braccio superiore, con il peso dei led e con il tempo, si curverá (si imbarca!)
Salvatore Corselli: Si lo so Simone, infatti c’è un filo di nylon che tira il braccio per raddrizzarlo.
Giusy Ragozzini: Grande Sal!

APRILE 2016 Torna al Diario
Simone di Costanzo: Prima e dopo!

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Cosimo Saccone: chissà quanto durerà!!
Simone Di Costanzo: Il presidente ha giá iniziato a sclerare per il troppo ordine!
Salvatore Corselli: Evvai!
Sergio Costigliola: Un gran bel lavoro, bravo Simone.
Cosimo Saccone: Hai sistemato la roba nei cassetti quindi ?
Simone Di Costanzo: No, solo la parete attrezzata. Penso che nei cassetti mettiamo viti, chiodi, colle, etc…
Carlo Colella: Wow che lavoro Simone! Ottimo!
Simone Di Costanzo: Ho anche sbloccato la pinza!!!
Carlo Colella: Abbiamo anche la pinza che pinza! Perfetto!
Antonio Grillo: Complimenti Simone.

Antonio Grillo: Gli attestati sono pronti.

Simone Di Costanzo: Pronto su youtube il video relativo al Banco da lavoro fai da te con pallet.

Il saggio scientifico è un inganno?

Peter B. Medawar, Nobel per la Medicina nel 1960, sceglie proprio il titolo di questa pagina per una sua conferenza in televisione. Perché lo fa? Perché intende mettere in risalto i limiti della documentazione pubblica del saggio scientifico.
Era stato Robert K. Merton a teorizzare l’importanza di ridurre le differenze tra lo Standard Scientific Article e il corso effettivo dell’indagine: il saggio o la monografia scientifica si presentano con aspetto immacolato che poco o nulla lascia intravedere delle intuizioni, delle false partenze, degli errori, delle conclusioni approssimative e dei felici accidenti (Obliterated Scientific Serendipities) che ingombrano il lavoro di ricerca; la documentazione pubblica della scienza non è in grado di fornire gran parte del materiale necessario alla ricostruzione del corso effettivo dello sviluppo scientifico.
Ma potremmo citare Jean Piaget, che si sofferma da diversi punti di vista sulle differenze tra il modo personale di sviluppare i propri pensieri e l’ordine nel quale essi vengono presentati agli altri o anche Richard P. Feynman, che il Nobel lo vince per la Fisica nel 1965 e approfitta della sua Lecture per raccontare perché bisogna andare al di là dei termini puramente logici con i quali vengono presentate le teorie scientifiche per ricostruire il corso dell’indagine così come è stata effettivamente svolta dal ricercatore: “abbiamo l’abitudine, quando scriviamo gli articoli pubblicati sulle riviste scientifiche, di rendere il lavoro quanto più rifinito possibile, di nascondere tutte le tracce, di non prenderla per i vicoli ciechi o di descrivere come la prima idea che si era avuta era sbagliata, e così via, [cosicché finiamo col perdere di vista] quello che si è fatto veramente per arrivare a quel lavoro”.

Glossario di Cosimo Saccone

Tensione
Il termine tensione definisce lo spostamento degli elettroni nel conduttore (lo spostamento dipende dalla separazione tra cariche positive e negative e si misura in volt)

Intensità
L’intensità misura la quantità di elettroni che si muovono in un conduttore (l’unità di misura è l’ampere). Data una batteria di 9V (tensione) e 500mA (intensità definita in milliampere) e sapendo che un led ha un assorbimento di 10mA, quanti led posso accendere con la batteria data ? Risposta: 50 led. (Se vado oltre vado a ridurre la luminosità dei led).

Potenza
La potenza è il prodotto di tensione e intensità (e si misura in Watt)

Generatore
Il generatore è uno strumento capace di “produrre” energia elettrica (es pila).

Diodo
Il diodo è un componente elettronico che ha lo scopo di far passare corrente solo in una direzione e non anche dalla direzione opposta. Esso serve a bloccare l’afflusso di corrente al circuito nel caso risulti invertita la polarità dell’alimentazione.

Led
Il led è un diodo ad emissione luminosa (anche il led ha una polarità).

Resistenza
La resistenza è un componente elettronico che ha lo scopo di ridurre la tensione elettrica di un circuito (riduce il voltaggio per intenderci).
Essa è costituita da un nucleo di ceramica con la caratteristica colorazione a bande (che serve alla sua individuazione) e due lunghi gambi metallici alle estremità. La resistenza non ha polarità.

Relè
Il relè è sostanzialmente un interruttore che permette ad un circuito (anche a bassa alimentazione) di attivarne un altro (magari di elevato voltaggio).

Condensatore
Il condensatore è un dispositivo che permette di accumulare tensione fino al raggiungimento del cd limite di saturazione. Raggiunto tale limite l’energia accumulata si libera nel circuito (ideale per creare timer).

Trimmer
Il trimmer è una sorta di resistenza regolabile. Si regola attraverso un piccolo giravite.

Potenziometro
Il potenziometro è (più o meno) un trimmer con manopola.

Transistor
Il transistor è un componente costituito da 3 piedi e svolge funzione di interruttore “controllato”. Due piedi sono collegati al restante circuito che viene appunto chiuso o aperto in base alla corrente proveniente dal terzo piede.

Raddrizzatore
Il raddrizzatore è un componente che ha la funzione di trasformare la corrente alternata in corrente continua.

Breadboard
E’ una basetta di plastica caratterizzata da una fitta rete di buchi collegati attraverso lamelle di rame. La breadboard consente di creare circuiti mediante semplice incastro dei componenti, senza la necessità di effettuare saldature. E’ fondamentale per progettare e testare circuiti.

Interruttore e pulsante
I termini non sono sinonimi. Il primo si caratterizza per il fatto che è sufficiente premerlo una sola volta affinchè il circuito venga chiuso o aperto. Il pulsante invece realizza i suoi effetti finchè viene premuto. Esaurita la pressione l’effetto si conclude.
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Bibliografia minima di Dunia Pepe

Bezzi M. (2015), <a href=”http://www.chefuturo.it/2015/07/fablab-makers-lavoro-formazione/&#8221; target=”_blank”>8 esempi</a> per spiegare come i FabLab reinventano i paradigmi di lavoro e formazione, Il Sole 24ore, 13 luglio;
Campagnoli G. (2015), <a href=”http://riusiamolitalia.it&#8221; target=”_blank”>Riusiamo l’Italia</a>: da spazi vuoti a start up culturali e sociali, Il Sole 24ore, Milano
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Simone Di Costanzo

Il corso in se è stato molto utile e ricco di contenuti. Per capire la formazione che abbiamo avuto basti pensare che ci sono soci, veterani del fablab, che sanno montarsi una stampante ma non sanno nemmeno accendere il taglio laser, plotter o fresatrice.
C’è da dire però che questo corso andava abbinato alla frequentazione del fablab, alla voglia di fare squadra, alla voglia di condividere le idee e le conoscenze. Io ho visto solo gente che era lí per imparare una determinata cosa, pronta a scappare non appena il corso fosse finito.
Riguardo al lavoro narrato mi è dispiaciuta la poca partecipazione, la diffidenza verso quello che ci proponevi. Forse ha contribuito (parlo anche a titolo personale) la troppa pressione nel dover necessariamente scrivere qualcosa. Secondo me andavano scritti pensieri spontanei, non perchè ce lo chiedeva Moretti. Poi, a freddo, si raccontava qualcosa e si corredava il tutto con guide passo passo. Perdonami Veciè, ma l’idea del tuo amico di descrivere gli avvenimenti a caldo proprio non mi piace… ma il sociologo sei tu, ubi maior minor cessat. Per finire, ribadisco che se vogliamo realizzare un lavoro definitivo, corredato da guide e altri aneddoti, io sono disponibile.

Paola Cirino

Vorrei partire con una premessa: ho grande amore per la parola scritta (anche più che per quella parlata), come strumento di memoria e come strumento di narrazione, e penso che sia un aiuto fondamentale per ricordare e condividere quello che si è detto, vissuto, studiato ecc. in particolare per chi come me la memoria ce l’ha sempre avuto un pochino corta. Il supporto, cartaceo o digitale, ha la sua importanza, ma non è prioritario. Per questo motivo confesso che avrei voluto di più dall’esperienza vissuta nei mesi passati, sia da me stessa che dai miei compagni di viaggio. Mi piace scrivere, mi piace raccontare, commentare, condividere considerazioni eppure l’ho fatto poco, o almeno non quanto avrei voluto. Mi sarebbe piaciuto che generalmente ci fosse stata più partecipazione, magari non sempre e necessariamente da parte delle stesse persone e naturalmente non per forza proprio nelle ore di lezione/lavoro visto che in moltissime occasioni eravamo tutti davvero molto presi e concentrati. A quel punto, suppongo, mi sarei sentita più motivata anche io.
Il gruppo non era piccolo, anche se alla fine i “sopravvissuti” sono stati pochini, e ne potevano venire fuori pagine e pagine che sarebbe stato bello rileggere a distanza di tempo e anche condividere con chiunque fosse stato interessato. Non so perchè non sia successo nella misura che mi aspettavo, un po’ di pigrizia c’è stata, probabilmente, e forse anche un po’ di reciproca diffidenza o mancato coinvolgimento. Probabilmente è stato un misto di tutte queste cause, più altre che al momento non so individuare. Con questo non voglio dire che non sia stata un’esperienza utile o piacevole, anzi, la considero assolutamente positiva da tanti punti di vista, penso solo che come per tutte le prime esperienze there’s room for improvement, che però non è affatto una cosa negativa.